Roma, l’arcobaleno a piazza del Popolo. Sinistra italiana a fianco della comunità lgbt. Fratoianni: basta con ipocrisia e arretratezza

Piazza del Popolo a Roma si tinge di arcobaleno per la manifestazione nazionale. “Ora Basta: l’Italia laica alza la voce”, promossa dal movimento LGBTI e dedicata alla legge sulle unioni civili. “Il 5 marzo sarà un giorno per guardare avanti a quelli che da sempre sono i nostri obiettivi, a tutto quello che ci spetta e che è ancora lontano: il matrimonio egualitario, l’adozione piena e legittimante, il riconoscimento dei figli alla nascita, la piena eguaglianza.
Il 5 marzo sarà una piazza per i diritti e contro ogni discriminazione – si legge in una nota -. Non pensavamo ci fosse bisogno di chiarirlo, ma in questi giorni abbiamo letto di tutto su questa manifestazione. E allora lo ricordiamo: il movimento LGBTI è fatto da persone che lottano per tenere alta la barra delle nostre rivendicazioni. Persone responsabili che, anche nella rabbia, nell’indignazione e nella delusione, mai chiederebbero di fermare il percorso di una legge che, seppur privata di quello che per noi era il suo cuore, registra un primo passo avanti per l’esistenza giuridica dei nostri amori”.
Al fianco della comunità Lgbt ci sarà anche Sinistra italiana/Sel.  Lo scrive su twitter Nicola Fratoianni, di Sinistra Italiana. «La manifestazione di domani – prosegue il coordinatore di Sel che sarà in piazza del Popolo insieme al capogruppo dei deputati Arturo Scotto e ad altri parlamentari di Sinistra Italiana – lancia un ulteriore segnale ai politici italiani: basta con l’arretratezza e l’ipocrisia che hanno contraddistinto il Palazzo negli ultimi decenni della vita di un Paese che oggi è più avanti, molto più avanti di loro. Servono risposte legislative – conclude Fratoianni – non più rinviabili al passo con i tempi, e che rispettino i diritti e la dignità delle persone».
Tra le adesioni anche quella della Cgil.  ”L’Italia deve recuperare un grande ritardo sul terreno dei diritti civili – si legge in una nota della segreteria nazionale -. Ogni ritorno indietro rispetto a quanto previsto nel ddl Cirinnà sarebbe riconoscere che il nostro Paese continua a porsi fuori dal contesto dei Paesi avanzati che oramai da lungo tempo riconoscono e regolano con efficacia tali diritti”.