Sud e trivelle. Campagna amica di stampa e governo

Sud e trivelle. Dal Panorama al Corsera è tutto un raccontare il paradiso dell’oro nero
 
di Antonio PLACIDO [Deputato Sinistra italiana]

E’ una vera e propria controffensiva informativa. Prima ancora che il governo presentasse gli emendamenti alla legge di stabilità per modificare lo Sblocca Italia, sulla vicenda delle trivelle e del petrolio era intervenuto il settimanale Panorama con un articolo “L’oro nero di Viaggiano” in cui si tessevano le lodi di un paesino della Basilicata con in cassa 120 milioni di euro, piscina riscaldata e tutto quanto farebbe felice un un cittadino «scandinavo» quanto a servizi, risorse, benessere diffuso.
Insomma un modello da invidiare e possibilmente da replicare proprio grazie alle tanto vituperate risorse petrolifere, con tanto di benservito agli agit-prop da tastiera, allarmisti che abusano della credulità popolare. Niente tumori, niente inquinamento, nessun disastro ambientale anche secondo i magistrati che indagherebbero senza credere alla loro inchiesta, per atto dovuto «a chi non è dato sapere», secondo Panorama.
Due giorni dopo è il Corriere della Sera a dare attenzione al Texas d’Italia con un articolo eloquente «Benvenuti al Sud: con il petrolio ‘reddito minimo’ garantito». Si parla di un Sud che prova a uscire da un destino di arretratezza facendo leva sulle sue risorse. E mentre in tutta Italia questa forma di welfare viene finanziata attraverso fondi europei, la Basilicata lo pagherà al 95% con gli indennizzi incassati dalle compagnie che estraggono l’«amato-odiato» petrolio.
Una strana forma di propaganda propinata come controinformazione per accreditare le tesi sostenute. Notizie che rimbalzano in televisione con talk show dedicati all’argomento. Subdolo tentativo di sterilizzare montanti proteste in un momento in cui dalla conferenza di Lima al Papa a Ban ki Moon si levano appelli per l’uscita dalla produzione di energia da combustibili fossili. Che vanno da disincentivati nell’immediato, gradualmente eliminati nei prossimi decenni, fino a scomparire del tutto entro il 2100. Elementi discussi anche a COP 21 di Parigi.
Ma — si sa — niente è affidato al caso e questa controffensiva mediatica avviene in un momento in cui il governo finge di accogliere i dissensi dei consigli regionali, nella realtà mirando a sterilizzare i quesiti referendari al vaglio della Consulta.
Siamo preoccupati – memori del noto adagio andreottiano – che il governo stia producendo un sistema normativo, come risulterà all’esito della approvazione degli emendamenti, che, da un lato, mira a paralizzare il potenziale abrogativo referendario e, dall’altro, lascerà mano libera alle compagnie petrolifere con un regime a “doppio binario”, che consiste in permessi di ricerca fatti salvi e di titoli unici concessori. Una giungla di norme e di autorizzazioni in cui il potere ridato alle Regioni è solo uno specchietto per le allodole e un pretesto.
Al momento sembra salva “Ombrina Mare” ma non la costa jonica (Shell), con evidente intento di divisione del fronte che si oppone a questo scellerato modello di sviluppo. Non ci stiamo a dare al governo e al Pd la patente di custodi della tutela ambientale e dello sviluppo sostenibile, impegnati come sono nella furbesca articolazione di un confronto interno, in cui si giocano contemporaneamente tutte le parti in commedia. E non ci stiamo alle grottesche e pittoresche rappresentazioni della Basilicata felix.
La situazione economica e sociale delle regioni del Mezzogiorno (e soprattutto della Basilicata tra queste) è disastrosa. In tredici anni la Svimez ci dice come siano cresciute metà della Grecia. La Basilicata è ultima tra gli ultimi. Tutto questo accade non malgrado le attività estrattive, bensì proprio grazie ad esse: un modello di sviluppo che deprime, desertifica, non genera occupazione, non innesca autonome forme di sviluppo, determina dipendenza e sottosviluppo del sistema regionale e alimenta un uso clientelare delle risorse medesime. In Val d’Agri l’emigrazione giovanile (piaga e sintomo del disastro economico e sociale) è pari al doppio della Basilicata. Non esiste, quindi, nessun modello Viggiano (Val d’Agri) esportabile.
Quanto al reddito minimo millantato dal Presidente della giunta Regionale, Pittella, e promosso dal Corriere della Sera, si tratta di un palliativo. Reddito minimo “di inserimento”, una sorta di mini job a 450 euro, propinato come misura generale – ma relativo a un numero esiguo di persone rispetto al disastro e alla mole di domande pervenute – che alimenterà sfruttamento del lavoro, clientelismo e ulteriore esclusione. Una truffa. Anche semantica. Ricordiamo solo di aver raccolto quasi ottomila firme per due proposte di legge che giacciono nei cassetti della Regione che prevedevano il reddito minimo garantito come misura generale di welfare e non per pochi intimi. Neglette.
Temiamo di trovarci di fronte a un governo che asseconda progetti neocoloniali con l’aiuto di campagne amiche di disinformazione che mirano allo scempio di coste e territori in una giungla di de-regolamentazione. La Basilicata e il Mezzogiorno rischiano di divenire un non luogo della produzione, del lavoro e della vita. Ma rischia l’intero Paese.


Il Manifesto, 30 dicembre 2015