Riforme, Sel: maggioranza cambia la Costituzione senza un mandato parlamentare



«Questa maggioranza si è arrogata il diritto di cambiare 40 articoli della Costituzione senza nessun mandato parlamentare». Così il deputato di Sel Stefano Quaranta intervenendo in aula alla Camera nel corso delle dichiarazione di voto sul ddl Riforme, annunciando il voto contrario del suo gruppo.

«Secondo noi la Costituzione ha bisogno solo di quella che Stefano Rodotà ha chiamato una manutenzione ordinaria – ha aggiunto Quaranta – Noi pensiamo che la Carta costituzionale sia stata stata un punto di tenuta delle nostre istituzioni, che certo va migliorata ma non può essere considerata un freno».
«Siccome il governo, non solo ha proposto una riforma della costituzione», cosa che non gli competeva, «ma ha anche minacciato questa camera». E cioe’ che «se non si andava avanti c’era il rischio di uno scioglimento delle camere». Allora, prosegue il deputato di Sel «lo dico a me stesso e anche ad alcuni deputati del Pd, che sarebbe meglio andare a casa domani ma non essere complice di questo obbrobrio di riforma che state facendo».
Tra i punti critici elencati dall’esponente di Sel: il nuovo Senato, la riduzione del numero dei parlamentari, il titolo V. Al momento del voto i deputati e le deputate di Sinistra Ecologia Libertà hanno votato contro un provvedimento che stravolge la Carta, toglie il diritto di voto ai cittadini e concentra in modo abnorme i poteri sul governo e sul presidente del consiglio con la Costituzione in mano.
Anche Stefano Fassina, deputato Pd, ha annunciato che non parteciperà al voto: «Oggi votiamo modifiche sostanziali alla Carta costituzionale. L’interazione» tra questo ddl e la legge elettorale «crea effetti sistematici» trasformando la nostra democrazia in un «presidenzialismo di fatto privo dei contrappesi necessari. Rimango convinto anche che sia grave procedere senza un ampio consenso». L’ex viceministro dell’Economia ed esponente della minoranza Pd, è intervenuto in aula alla Camera annunciando la sua non partecipazione al voto, in dissenso dal gruppo, in merito al ddl Riforme.