Povertà, l’unica risposta possibile si chiama reddito minimo

Povertà, parola che nel nostro Paese occorre declinare al plurale. Povertà estrema, quella che di una persona chiama in causa la sua stessa sopravvivenza. Povertà assoluta, quella di chi non si può garantire il minimo di una vita accettabile. Povertà relativa, quella di chi in un nucleo di due persone non può sostenerne che la spesa di una sola. Povertà che messe insieme toccano più di un quarto dell’intera popolazione italiana. Povertà più che raddoppiate, nel crudo resoconto dei numeri, durante gli anni della crisi.
Le povertà di cui parlo rischiano di non essere un fenomeno temporaneo e di tramutarsi viceversa in un tratto strutturale della fisionomia sociale del nostro Paese.
Cresce la solitudine, poiché questa parola – povertà – non si trova ancora, come dovrebbe essere e da tempo, in cima all’agenda del governo.
Basti dire che l’Italia è insieme alla Grecia l’unico dei paesi comunitari europei a non essersi dotato di un piano nazionale di contrasto alle povertà e di sostegno ai vecchi e nuovi poveri. Parlo di un intervento economico per il sostentamento primario, parlo di servizi diretti alle persone in ambito sociale, educativo, d’impiego. La risposta è invertire la rotta e abbandonare le politiche fallimentari fin qui praticate.
La risposta, l’unica risposta possibile, si chiama nuovo sistema di welfare, un modello di welfare universale che si fonda a partire da un reddito minimo garantito su cui ricostruire una prospettiva di autonomia della persona. 



Nichi Vendola è nato a Bari in una famiglia cattolica e comunista. Presidente della Regione Puglia. Dal 24 ottobre 2010 è il Presidente di Sinistra Ecologia Libertà.