Stefano Cucchi, troveremo gli assassini perché abbiamo a cuore questo Paese

Stefano Cucchi è stato ucciso, massacrato di botte dallo Stato e da chi lo rappresentava. Lo sanno tutti, ma oggi la Corte di Appello ribalta il verdetto e stabilisce che non ci sono colpevoli. Tutti assolti, per insufficienza di prove.
Perché per la Corte non è sufficiente che un ragazzo di 29 anni entri in un luogo dello Stato e non ne esca più. Non è sufficiente che entri in una caserma senza alcun trauma fisico e il giorno dopo arrivi al processo con gli ematomi agli occhi.
Non è sufficiente che dopo il processo arrivi all’ospedale e gli certifichino lesioni alle gambe, al viso (inclusa una frattura della mascella), all’addome (inclusa un’emorragia alla vescica) e al torace (incluse due fratture alla colonna vertebrale).
Non è sufficiente sapere che non gli fu somministrata alcuna cura e perse sei chili in una settimana perché i dottori e gli infermieri lo lasciarono morire. Non è sufficiente che una commissione parlamentare d’inchiesta abbia stabilito che Stefano Cucchi sia morto per abbandono terapeutico.

Non è sufficiente. Nemmeno la vostra vergogna sarà mai sufficiente per sanare quello che è successo e quello che sta succedendo. In questo maledetto Paese si può ammazzare un ragazzo nei luoghi dello Stato e farla franca. Un parlamentare della Repubblica può dichiarare che Stefano è morto di anoressia e un tribunale stabilire che non ci sono colpevoli.
I servitori dello Stato sono coloro che rischiano la vita ogni giorno, che fanno il proprio mestiere con cura, che sono morti per difendere il proprio Paese. Voi no, voi non siete servitori dello Stato.
Voi siete i colpevoli. Siete tutti voi che lo avete ucciso, oggi come ieri. Picchiandolo, coprendo gli assassini, fregandovene, non indagando, umiliando questo Paese. E noi, nonostante voi, non arretreremo di un millimetro. Li troveremo quei maledetti assassini. Li troveremo perché abbiamo a cuore questo Paese che voi state deliberatamente distruggendo, ammazzando uno dei suoi figli e garantendo impunità agli assassini.

Marco Furfaro