Tutti i perché Angelino Alfano si deve dimettere

Angelino  non ne azzecca una. Impossibile rintracciare un altro ministro degli Interni che abbia inanellato tanti errori gravi e gaffes imbarazzanti.  Sloggiare Alfano dal Viminale sarebbe considerata priorità assoluta da qualsiasi governo intenzionato a proteggere la propria immagine oltre che la propria efficienza. Supplire all’eventuale ignavia del capo del governo provvedendo, sarebbe cosa ovvia per qualsiasi parlamento che si prendesse sul serio.

Trattasi del ministro degli Interni che, facendo strame della legalità, espulse su due piedi Alma Shalabayeva, colpevole di essere sposata con un leader della dissidenza kazaka. Per garantire al Kazakistan piena ottemperanza ai suoi desiderata, il ministro pensò bene di abdicare per alcune ore lasciando piena gestione della faccenda agli emissari di quel democratico governo.  Secondo le migliori tradizioni locali ci rimisero il posto due alti funzionari. Il capo invece la cavò senza un graffio, fatti salvi il diluvio di critiche mondiali e un discredito del quale mai si libererà.
Dal giorno della prima nomina è un precipizio nel quale comicità e drammaticità si alternano. C’è il ministro di Polizia che in tv annuncia grintoso una caccia all’uomo senza precedenti per acciuffare il fantomatico killer reo di aver massacrato tre bambini a Lecco. Gli spiegano che la colpevole, madre delle vittime, è già in manette da due ore. E resta impassibile. Non è che si possa sapere sempre tutto.
C’è il ministro cattolicissimo che vieta ai sindaci, con doverosa  “circolare ministeriale”, di registrare i matrimoni gay contratti all’estero. I primi cittadini non se lo filano di pezza. Il colleghi di governo lo smentiscono. Lui procede indomito, avvolto in aura di santità.
C’è il ministro poliglotta che a Bruxelles si scusa per il ritardo con il commissario Ue agli Interni Cecilia Malmstrom: “Tutta colpa del waind” e quella non si tiene: “Wind, ministro, wind“. E c’è il ministro garantista che quando arrestano il presunto assassino di Yara Gamberasio twitta giulivo: “Individuato l’assassino”, facendo imbufalire gli inquirenti decisi a  tenere segreta la notizia per comprensibili motivi. Non che  Angelino fosse nuovo a intemperanze del genere. Aveva già dato a Milano, annunciando l’arresto di quattro persone per la super-rapina di via della Spiga. Per la gioia dei soliti inquirenti che avevano fatto il possibile per non farlo sapere a eventuali complici.
Impossibile elencarle tutte: la lista è interminabile e alterna come sulle montagne russe picchi ridicoli e abissi vergognosi. Si sganasciano in molti quando copia un hashtag di Sel (“#lastradagiusta”), meno divertenti la plateale inettitudine con cui affronta i disastri naturali, da Parma a Genova, i tentativi di affondare Mare Nostrum, l’amicizia con Salvatore Ligresti, del quale è peraltro eccellente inquilino…
Ci mancavano le botte ai lavoratori che cercando difendersi dalla disoccupazione. Sono arrivate a Torino, poi, altrettanto irragionevoli e immotivate, con l’immancabile scia di giustificazione goffe e bugie sfrontate, a Roma. Sarà finalmente un po’ troppo anche per lo stomaco da struzzo di questo governo e della sua maggioranza?