TAP e Tempa Rossa due progetti pericolosi

L’idea della “Trans-Adriatic Pipeline”, meglio nota come TAP, nasce per la costruzione di un gasdotto che colleghi Italia, Grecia e Albania, facendo si che il gas naturale proveniente dalla zona del Caucaso e dalla zona del Mar Caspio (coinvolgendo in futuro anche zone del Medio Oriente), giunga fino alle nostre case attraverso una rete necessariamente alternativa a quella che dalla Russia conduce il gas in Europa, il cui blocco da parte del Governo di Mosca è ancora in bilico dopo la crisi in Ucraina e la presa di posizione dell’Unione a fianco del Governo di Kiev e degli USA.

Il dibattito che si è acceso subito dopo la visione del progetto è stato incentrato però sulla località prescelta: San Foca, meta turistica di oltre 300mila visitatori l’anno, la cui bellissima costa è habitat di migliaia di specie marine e dal 2010 bandiera blu della FEE. Tutti i sindaci salentini e Dario Stefano, candidato alle primarie del centrosinistra per Sinistra Ecologia Libertà, hanno già manifestato, presentando 40 delibere durante l’ultima Fiera del Levante, il loro dissenso al Premier Matteo Renzi per la località indicata senza però mancare di sottolineare che la realizzazione del progetto non è di per sé in discussione.
La Regione Puglia in primis, con la voce del Presidente Nichi Vendola, ha infatti sottolineato che: “Non siamo contrari ai gasdotti ma al fatto che l’approdo venga localizzato in un sito di grande pregio paesistico, naturalistico, archeologico e culturale, in uno degli angoli più incantevoli della nostra costa e del nostro Mediterraneo”. E lo scorso 14 ottobre a dimostrazione di ciò la Regione e l’Anci si sono ritrovati nuovamente d’accordo nel voler individuare e discutere aree alternative, ove realizzare il progetto, all’interno di un collegio tecnico.
Al gasdotto non siamo infatti contrari, ma ciò non significa di certo la sua realizzazione senza le dovute cautele ed il consenso condiviso tra i Sindaci del Salento, che in questo momento caldeggiano lo stop ai lavori come successo nella località dello stesso comune pugliese di Melendugno che ha ritenuto insufficiente il decreto della Prefettura che aveva autorizzato l’accesso alle proprietà senza le dovute autorizzazioni previste dalle disposizioni vigenti e ha bloccato, negli scorsi giorni, i lavori nelle campagne di San Foca.
In Puglia non è però solo la TAP a destarci preoccupazione. Anche il progetto “Tempa Rossa”, progetto Eni che prevede a Taranto lo stoccaggio del petrolio proveniente dai giacimenti lucani, ci porta al centro di numerosi dibattiti. I giacimenti, che avranno una capacità produttiva giornaliera prevista di circa 50.000 barili, di circa 230.000 m³ di gas naturale, di circa 240 tonnellate di GPL e 80 tonnellate di zolfo, rischiano di contaminare ancora di più aree già particolarmente sensibili all’inquinamento atmosferico, con il pericolo che eventuali criticità possano portare effetti ambientali a catena. L’Arpa infatti fa sapere che il rischio più evidente di tale realizzazione sia il potenziale aumento di composti organici volatili, fra cui anche gli idrocarburi policiclici aromatici, i cosiddetti IPA, considerati dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) causa di cancro negli esseri umani, che già ad oggi sarebbero in aumento del 14% nell’aree analizzate.
E a rimetterci ancora una volta sarebbero, infatti, le popolazioni stanziatesi nelle aree coinvolte in tali progetti, senza garanzie per la loro salute e per il loro territorio. La Regione Puglia, conscia di ciò, richiederà la revisione della procedura VIA-AIA al Governo, ed ha deciso di dare mandato all’Avvocatura regionale per rintracciare gli estremi per l’impugnazione davanti alla Corte Costituzionale delle norme che consentono le trivellazioni nei mari limitrofi per la ricerca degli idrocarburi, perché prima di tutto rimane intenzione di tutte le istituzioni regionali assicurare la tutela prima dei cittadini e solo successivamente degli interessi economici che vedrebbero concessi 29.200 kmq di costa nazionale alle compagnie petrolifere. 
Ma la domanda che ci poniamo è: fino a che punto tali dimostranze verranno ascoltate dal Governo, che con il decreto “Sblocca Italia” e le sue mille deroghe e semplificazioni, e le sue mille “urgenze”, volte a giustificare tra l’altro l’intervento del Consiglio dei Ministri in caso di prolungato disaccordo tra le istituzioni, lascia presagire la volontà di accentramento sempre più costante del potere per le scelte che devono agevolare la realizzazione di opere infrastrutturali e gli enti che ne sono promotori? Quello che traspare è che poco importa se i tempi vengono allungati per motivazioni valide e discussioni ragionevoli, l’importante è portare a fondo ciò che è stato programmato e nel tempo più rapido possibile.
Certo noi non aspetteremo l’ennesima invocazione dell’“interesse nazionale”, asfaltatore delle manifestazioni di dissenso, per rivendicare la nostra volontà di dar voce agli amministratori e ai cittadini prima di tutto. Noi non dimentichiamo gli errori italiani commessi nel passato e, oggi, ad ogni grande progetto da realizzare vogliamo che debba essere imposto, senza se e senza ma, il rispetto dei vincoli ambientali e delle autorizzazioni necessarie al via libera dei lavori, già presenti nelle norme vigenti, per far si che non si operi precipitosamente, in nome del “Dio denaro”, “in deroga” al diritto alla salute e alla vita.

Antonio Castrofino