Senato, sì al Jobs Act. Tocci, senatore Pd si dimette: la legge è in contrasto con il mandato ricevuto dagli elettori

Dopo una lunga giornata caratterizzata da forti tensioni il Senato ha votato la fiducia alla riforma del lavoro voluta dal premier Matteo Renzi. Presenti 279 senatori, (165 sì, 111 no, 2 astenuti) il voto quando ormai era notte fonda. In pratica erano 42 gli assenti al momento del voto. Tra questi gli esponenti della minoranza dem Mineo e Casson. Il senatore Walter Tocci, invece, ha votato sì, annunciando subito dopo le sue dimissioni.

Le ragioni delle dimissioni le spiega sul suo suo blog dove il senatore scrive: «I margini di maggioranza al Senato sono esigui e non ho intenzione di causare una crisi politica». Perciò «voterò la fiducia, ma subito dopo prenderò atto dell’impossibilità di seguire le mie idee e mi dimetterò da senatore». Poi precisa: si tratta di una una scelta di «coscienza, senza alcun disegno politico per il futuro». Sulla delega lavoro «il mio dissenso è profondo sia nella forma che nella sostanza del provvedimento. Soprattutto mi preoccupano gli equivoci che hanno dominato il dibattito. I progetti raccontati ai cittadini non corrispondono ai testi che votiamo in Parlamento» sottolinea Tocci annunciando l’addio a palazzo Madama per le divergenze sul Jobs act: «L’opinione pubblica sa che stiamo cancellando l’art.18 ma questo non c’è scritto nella delega. Quell’articolo non esiste più perché è stato cancellato due anni fa da Monti». «Questa legge delega non contiene indirizzi e criteri direttivi, è una sorta di delega in bianco che affida il potere legislativo al potere esecutivo senza i vincoli e il limiti indicati dalla Costituzione» spiega Walter Tocci sul suo blog.   «Queste scelte sono a mio parere – aggiunge motivando la decisione di dimettersi da parlamentare – in contrasto con il mandato ricevuto dagli elettori. Non erano certo contenute nel programma elettorale che abbiamo sottoscritto come parlamentari del Pd nel 2013».