Maria Murante su estrazioni petrolifere in Basilicata



Finalmente il dibattito lucano sulle estrazioni petrolifere e sul tentativo in atto – da parte delle multinazionali energetiche – di una neo-colonizzazione della Basilicata raggiunge anche i piani alti della Regione, e in questa direzione leggiamo con attenzione e accogliamo positivamente le parole del presidente Lacorazza.

Rimangono, sia chiaro, letture e impostazioni diverse, riguardo la vicenda petrolifera, tra Sinistra Ecologia Libertà di Basilicata e il Presidente del Consiglio regionale; ma a quest’ultimo diamo atto di aver finalmente rotto quella sorta di ‘normalizzazione petrolifera’ imposta dal presidente del consiglio dei ministri che, solo qualche settimana fa, aveva affermato di provare vergogna a parlare in Europa di energia a causa di ‘quattro comitatini’ che continuano a opporsi alle trivellazioni infinite che lui e le multinazionali immaginano per il territorio lucano.

A Renzi aveva risposto immediatamente in aula il senatore Barozzino, ricordando al presidente del consiglio la superficialità e l’arroganza – oltre che l’ignoranza – con cui quest’ultimo affrontava il tema, e stigmatizzando quanto la Basilicata in questi anni ha pagato in termini di depauperamento ambientale e aumento di malattie (anche gravi) legate alle emissioni nocive senza che in cambio avesse ricevuto il minimo ‘indennizzo sociale’.

Il fatto che oggi la seconda carica istituzionale più importante della Regione decida di intervenire, redarguendo la spocchia ‘velocipeda’ di Renzi e il suo ulteriore tentativo a considerare questa terra una sorta di colonia cui chiedere tutto senza contropartita alcuna è un fatto nuovo e importante, a patto che ora la discussione non rimanga senza conseguenze. Dalla priorità ambientale e sociale, attraverso ‘quegli investimenti sul lavoro legato a settori non petroliferi’ di cui parla Lacorazza, e – aggiungiamo noi – tematizzando forme di sostegno al reddito di quelle fasce sociali che rischiano, a causa della crisi, di finire oltre i margini della cittadinanza.

In questo quadro non possiamo non rimanere preoccupati per un pezzo di trattativa in corso tra il governo regionale e quello nazionale, lì dove il rischio vero e significativo è quello che si ottenga l’inserimento dello svincolo delle royalties dal patto di stabilità – magari per mezzo dell’inserimento di tale clausola nel decreto Salva Italia – con il via libera a una proliferazione di perforazioni ed estrazioni che segnerebbero il definitivo tramonto di una idea energetica volta all’autosufficienza e fortemente integrata con una proposta strategica in cui le fonti rinnovabili diventino la traccia maestra.

Quello che deve cambiare è l’impostazione di fondo, chiarendo che la Basilicata non può in nessun caso – quindi senza baratti – diventare una gruviera petrolifera fuori da qualsiasi idea alternativa di sviluppo. E questo può avvenire solo all’interno di una visione strategica figlia di quello che, proprio in questi giorni – in occasione del suo 80° compleanno – Giacomo Schettini ha chiamato progetto politico generale in cui si tengano insieme e in armonia ambiente, natura, lavoro, produzione, beni comuni e assetto istituzionale. Con riferimento a quest’ultimo, tornerà di attualità in autunno la battaglia contro il tentativo, portato avanti dal patto Renzi-Berlusconi, di riforma del Titolo V della Costituzione: una battaglia contro il tentativo definitivo di sottrarre la sovranità alle regioni in materia energetica, ambientale e di governo del territorio e che, nel nostro caso specifico, parla anche del tentativo di eliminare dal dibattito la questione del Mezzogiorno come questione nazionale e continentale.



05.08.2014



Maria MURANTE 
Coordinatrice SeL Basilicata