Maria Murante su destino della regione Basilicata



Il destino della nostra regione potrebbe apparire ormai segnato.
Da tempo abbiamo provato a denunciare un disegno neocoloniale che vedeva e vede la Basilicata espropriata di risorse, di giovani e di futuro. Una acquiescenza omissiva ha fatto sì, nel tempo, che non si adottassero misure e, soprattutto, che si restasse supini a osservare lo scempio progressivamente messo in atto contro il territorio lucano.
Ci si è accontentati di giocare una partita al ribasso sulla gestione delle "elemosine" elargite dalle compagnie petrolifere o di chiedere, da ultimo, lo sblocco delle compensazioni esistenti dal patto di stabilità. Una strategia e una tattica miopi che denotavano la profonda debolezza e la genuflessione nei confronti di Governo e multinazionali. Miopi perché anche per chi non si è mai dichiarato ostile (contrariamente a noi di Sel che lo siamo da sempre) alle estrazioni petrolifere avrebbe dovuto essere conveniente appropriarsi di un ruolo e una funzione politica, sia pure nella sola logica di "strappare" migliori condizioni. Si sono invece celebrati memorandum che in grossa parte concedevano alla Basilicata ciò che già le spettava (peraltro cancellati a pie' pari dal decreto in corso di approvazione). Di recente si è addirittura approvata all'unanimità, in Consiglio Regionale, la cosiddetta "risoluzione petrolifera" a seguito della conferenza Stato Regioni che già segnava il senso di marcia voluto dal Governo. Si è proceduto a millantare crediti e credibilità nei confronti di questo o quel governo (Monti, Letta, Renzi) nella peggiore delle tradizioni del provincialismo e del pressapochismo italico. Si sono approvate leggi che abbiamo denunciato essere "farsa" e, senza che noi avessimo capacità divinatorie, si sono materializzati tutti gli scenari più cupi da noi preconizzati.
Lo sblocco (peraltro temporaneo) delle royalties dal patto di stabilità appare uno scambio miserrimo a fronte di ciò che verrebbe tolto alla nostra regione con il procedimento unico concessorio attestato in capo al Governo. Se lo scambio dovesse consistere nella sopravvivenza degli attuali gruppi dirigenti regionali saremmo davvero dinanzi alla "fine della storia" della nostra terra per l'assenza di visione, di prospettiva e per la avidità dei nostri governanti.
In queste ore constatiamo un richiamo alla compostezza e ad attendere il testo definitivo del decreto del Governo. Fin da ora, tuttavia, noi chiediamo, come abbiamo già fatto in passato, che si faccia sul serio. Che si approvino norme regionali sui limiti alle emissioni, una moratoria "seria" con conseguente stop alle ulteriori perforazioni e l'assunzione di una posizione in cui il petrolio lucano venga considerato una riserva strategica sul piano nazionale, se del caso impugnando, a Costituzione non ancora modificata (Titolo V), l'approvando decreto del Governo dinanzi alla Corte Costituzionale. Chiediamo che le istituzioni regionali assumano un posizione univoca e netta e contrastino le ambizioni neocoloniali del Governo e che si apra un confronto sulle modifiche alla Costituzione in corso di approvazione in Parlamento. Su questo terreno potremo ingaggiare assieme una lotta come accadde a Scanzano ma non saremo disponibili a ulteriori giochi di prestigio e trasformismi "alla Fregoli". Diffidiamo dal continuare a confidare e credere nelle relazioni corte e salvifiche con gli esponenti di Governo che abbiamo definito essere millanterie. Riteniamo, infatti, che su questo terreno soccomberemmo ancora a vantaggio di altre e più solide relazioni, od anche di altri governi regionali.  

01.09.2014
Maria MURANTE
Coordinatrice regionale SeL Basilicata