Job Act, Sel presenta 350 emendamenti. Pronti a votare quelli della minoranza Pd “per ridurre il danno”


La pregiudiziale di costituzionalità e un pacchetto di 353 emendamenti. Sel cerca di smontare il ‘Job act’ e va in soccorso alla minoranza del PD, assicurando il sostegno in aula agli emendamenti dem in una logica di «riduzione del danno». Per Loredana De Petris non è accettabile una «delega in bianco con cui si vuole una riduzione secca delle tutele».

Giovanni Barozzino osserva che «in commissione Lavoro non abbiamo mai parlato di articolo 18, serve una discussione vera con tutte le parti, compresi i lavoratori». «Prendiamo sul serio il governo Renzi- aggiunge Giorgio Airaudo- per questo siamo delusi dalla legge delega. Presentiamo 350 emendamenti per passare dalle pagine bianche ai fatti perché il lavoro non può attendere. Sacconi è il ministro ombra del lavoro di questo governo». L’ex sindacalista Fiom chiede poi al governo di inserire nel ‘Jobs act’ una proposta sulla rappresentanza in modo che «i lavoratori possano riformare il sindacato» e accusa il testo, che oggi approda in aula, di avere come disegno complessivo, anche grazie al demansionamento, di voler «ridurre i salari reali». Rispetto infine al nodo dell’articolo 18, Sel ricorda che questo è già stato depotenziato dal governo Monti: «Renzi è una pallida replica di Monti che ci ha detto che riducendo il reintegro sarebbero arrivati gli investitori esteri, che poi non si sono visti».
Tra gli emendamenti la riduzione a 5, massimo 6 delle tipologie contrattuali, l’abolizione delle «tutele crescenti in base all’anzianità» o in subordine che la previsione che il periodo senza garanzie sia al massimo di sei mesi-un anno. Sel chiede poi di tornare all’articolo 18 come era nella forma originaria dello Statuto del 1970 e di abolire l’articolo 8 della manovra Berlusconi che consente deroghe al contratto nazionale. E ancora: ammortizzatori per tutti i lavoratori, l’introduzione del reddito minimo garantito, la possibilità di rivedere le mansioni solo a parità di salario e limiti forti al lavoro accessorio. 
Presentando le proposte di modifica alla legge delega, depositate al Senato, Airaudo osserva che rispetto alle minoranza del Pd «abbiamo idee diverse». Ad esempio rispetto alla proposta di introdurre le tutele dell’articolo 18 dal quarto anno di anzianità per i nuovi assunti, l’ex sindacalista Fiom osserva che «tre anni di prova sono tantissimi. Se fossero 12- 18 mesi sarebbe già un lusso».
Nicola Fratoianni coordinatore nazionale di Sel e deputato avverte la maggioranza: «Noi non abbiamo alcuna intenzione di fare passi indietro dal momento che la posta in gioco è molto alta e riguarda il futuro del lavoro e dei lavoratori, sopratutto delle giovani generazioni».