Seduta del 31 luglio 2014 - n° 276. Intervento di Antonio PLACIDO

 
ANTONIO PLACIDO. Signora Presidente,
noi voteremo, come gruppo di Sinistra Ecologia Libertà, contro questo provvedimento.
E non perché esso non contenga, disseminati qui e là, anche degli interventi correttivi, in relazione soprattutto ad alcune materie – mi riferisco in modo particolare a quella previdenziale –, di precedenti e grandi abbagli presi dai Governi che si sono succeduti negli ultimi anni. Mi riferisco, in particolare, agli interventi del Governo Monti in materia pensionistica. Voteremo contro perché non ci convince – ed uso un eufemismo – l’impianto complessivo del ragionamento del Governo.
In primo luogo, si dice « riforma» in questo strano momento storico nel quale il lessico e le parole sembrano avere subito un’inversione di senso e si immagina l’atto salvifico di un uomo solo al comando. Le riforme, che questo Paese, in un altro momento storico, ha vissuto, sono state in genere il prodotto di processi, anche molto complessi, e in ogni caso il prodotto di pazienti e per qualche verso conflittuali fasi di concertazione sociale con gli utenti, con i lavoratori dei settori investiti dai provvedimenti di cosiddetta riforma. In questa occasione, invece, noi ci troviamo al cospetto di un atto che evita accuratamente, non soltanto di aprire un confronto su un tema che il Paese avverte acutamente (la necessità di riformare la pubblica amministrazione), ma finanche di discutere con quelle organizzazioni sindacali che vengono espunte pressoché sistematicamente da ogni ruolo e da ogni funzione dentro questo provvedimento. È stata necessaria l’insistenza delle organizzazioni sindacali che abbiamo audito in Commissione in queste settimane; è stato necessario il lavoro, in qualche caso oscuro, per esempio dei nostri colleghi dell’XI Commissione, per ripristinare la presenza delle organizzazioni sindacali nel testo. Sembrava che il testo fosse stato sottoposto ad una procedura di correzione automatica al computer; erano stati esclusi tutti i riferimenti a passaggi di intesa o di concertazione con le organizzazioni sindacali. E non stiamo discutendo, badate, dei vertici delle organizzazioni sindacali, ma stiamo discutendo dei delegati che operano sul luogo di lavoro; stiamo discutendo delle rappresentanze di base dei lavoratori del pubblico impiego. Quei lavoratori che vengono additati al pubblico ludibrio come scansafatiche e fannulloni e ai quali, per cinque anni, si infligge una sospensione del rinnovo contrattuale, fatto del quale nessuno ovviamente trova l’occasione per discutere. Siamo in presenza di un provvedimento che ci infligge la sedicesima fiducia in cinque mesi. Siamo in presenza di un provvedimento che si presentava come una grande operazione di sblocco del turnover nel pubblico impiego, di ringiovanimento, di svecchiamento e che, invece, produrrà un topolino, come la montagna del proverbio. Produrrà un topolino perché l’unico provvedimento vero che questo decreto-legge prevede è il divieto di trattenimento in servizio che, in corso di esame del provvedimento, ha peraltro subito un ridimensionamento significativo, visto che le categorie forti (professori universitari, dirigenti medici e magistrati) sono riuscite a sfuggire anche al divieto di trattenimento in servizio. Pertanto, i 15mila posti di cui si favoleggiava all’inizio si ridurranno, nella migliore delle ipotesi, a pochissime centinaia. C’è poi la materia, che completa da questo punto di vista il quadro, dando fino in fondo il segno e la misura dell’orientamento di questo provvedimento, che riguarda i permessi, le aspettative e i distacchi sindacali. Anche qui, un atteggiamento, a nostro giudizio, intollerabile che catalizza e scaglia contro le organizzazioni sindacali un senso comune di destra che pure è diffuso in un Paese come il nostro, sottoposto ad una crisi sociale devastante in un momento come questo.
Si sottraggono, anche qui con poche limitazioni intervenute nel corso dell’esame del provvedimento, al controllo delle organizzazioni sindacali di base materie che sono di natura contrattuale e che, quindi, non possono essere sottratte alla disponibilità dei lavoratori e si alimenta in maniera neanche tanto sotterranea l’idea subdola che, in fondo, l’organizzazione sindacale di base non abbia a che fare con l’esercizio di una libertà costituzionalmente sancita, che è la libertà di organizzazione sindacale, ma sia questione da sottoporre a controllo perché oramai diventata materia utilizzata da maneggioni, imbroglioni, scansafatiche, nullafacenti annidati come sempre nel pubblico impiego. Noi abbiamo la sensazione che la risultante di questo provvedimento, al netto delle questioni di natura previdenziale su cui per un minuto interverrò, sia pesantemente di destra. Noi abbiamo la sensazione che le politiche del lavoro dentro questo Governo siano appaltate in maniera sistematica alla destra e che il presidente della Commissione del Senato, Sacconi, non abbia mai avuto tanta voce in capitolo come in questo momento, neppure quando era Ministro del Governo Berlusconi. A proposito poi di « quota 96 », questione lungamente e ripetutamente trattata in Commissione e in Aula da tutte quante le parti politiche e sottratta dal Governo nell’unica occasione in cui se ne discuteva in maniera appropriata, ossia allorquando, due settimane fa, discutemmo del provvedimento di salvaguardia per gli esodati, noi ripetiamo le nostre valutazioni. Siamo ovviamente convinti che questo sia un atto di giustizia, che si dovesse riparare ad un torto inflitto agli insegnanti. Siamo altrettanto convinti che la maniera raffazzonata, disordinata con cui questo Governo opera abbia finito per dare una soluzione che probabilmente creerà ai destinatari di questo provvedimento più problemi di quanti non ne risolva apparentemente oggi. Il provvedimento si presta a rilievi di ordine costituzionale come tutti quanti i colleghi sanno. Il provvedimento, essendo stato assunto nei confronti di alcuni dei « puniti » dalla Fornero e non di tutti quanti – penso in particolare ai macchinisti – è destinato a suscitare ulteriori guerre tra poveri, fatto del quale assolutamente non avremmo avvertito il bisogno. Per tutto questo insieme di ragioni il nostro giudizio è seccamente negativo, e il nostro voto sarà sicuramente negativo.
(Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).