Intervento di Antonio Placido a sostegno degli esodati.





ANTONIO PLACIDO. Presidente, io credo che si debba prendere atto, da parte del Governo, che nel corso della discussione di questa giornata nessuna parte della maggioranza abbia convintamente difeso il provvedimento in esame. C’è chi ha sostenuto che il metodo delle salvaguardie, utilizzato ad ondate successive, è insufficiente a produrre soluzioni normative organiche. C’è chi ha sostenuto, altrettanto autorevolmente, che probabilmente altre e diverse avrebbero dovuto essere le soluzioni da adottarsi. Nessuno, in ogni caso, sostiene un provvedimento così concepito.
Non è vero, contrariamente a quello che abbiamo ascoltato, che non ci sia in quest'Aula chi può dirsi innocente, perché in quest'Aula c’è – e SEL sicuramente lo è – chi non ha né sostenuto la cosiddetta riforma Fornero – più correttamente dovrebbe definirsi la manovra Fornero – né ha sostenuto scaloni precedentemente concepiti e votati da altri parlamentari che oggi a questo provvedimento si oppongono. Quello che è vero è che c'era, ed era stato lungamente studiato – è stato detto – dalla Commissione, anche attraverso uno sforzo faticoso di incontro e di mediazione tra i gruppi parlamentari e politici diversi, un testo unificato soddisfacente, che provava a metter fine a questa ingiustizia colossale, che – come è stato detto – lede il patto di cittadinanza su cui si regge il rapporto tra cittadini e Stato, ponendo in discussione diritti acquisiti sulla base di contributi versati, e che, peraltro, è un provvedimento insufficiente a garantire anche – anche questo è stato detto ed è stato detto da parte della maggioranza, lo abbiamo ascoltato qui stasera – una soluzione sostenibile, economicamente e socialmente, nel lungo periodo.
Noi immaginavamo che si potesse e si dovesse, in questo momento, procedere all'adozione di una vera soluzione strutturale, quella che la Commissione unitariamente aveva elaborato. Infatti riteniamo che sia ovvio e semplice per chiunque fare una semplice operazione aritmetica, attraverso la quale viene fuori con chiarezza che ciò che si è recuperato attraverso la previdenza va ben al di là del taglio che all'epoca era stato richiesto ed ottenuto dal Governo Monti. Si è detto: 22 miliardi, a fronte di 80 o 90. È del tutto evidente, dunque, che un minimo di equità avrebbe richiesto la restituzione di queste somme al sistema previdenziale e ai cittadini che avrebbero dovuto essere destinatari.
Così non si è proceduto. Questa è una scelta che non è il risultato semplicemente dei vincoli di bilancio, sempre sistematicamente utilizzati a copertura di scelte politiche effettive, ed è una scelta, perché il Premier ha dichiarato, in maniera solenne, che la riforma Fornero va bene così com’è e che il problema degli esodati è un problema specifico, che va trattato con provvedimenti a sé stanti. Io vorrei sottolineare per un attimo la contraddizione che c’è fra le dichiarazioni del Premier e i documenti che ci accingiamo a votare quando si passerà all'esame degli ordini del giorno, che è una contraddizione stridente. Saremmo facili profeti, se dicessimo ora che sappiamo già quello che succederà quando sarà esaminata da questo Parlamento la legge di stabilità: si dirà, anche in quell'occasione, che ci sono vincoli di bilancio stringenti, che non ci sono risorse. La verità è un'altra: è che a capo di questa maggioranza vi è chi ritiene che la manovra Fornero vada bene così come sta.
Noi ovviamente, sia in Commissione sia in Aula, siamo pronti a valutare con interesse e con attenzione tutte quelle misure e quei provvedimenti che risolvano almeno una parte dei problemi, ma mettiamo in guardia tutti i parlamentari da un approccio che, fino a questo momento, nell'intenzione di limitare i danni, non ha prodotto alcuna soluzione definitiva.
L'andamento degli indicatori macroeconomici di cui disponiamo ad oggi è quello che tutti quanti conoscete: non c’è nulla che autorizzi a credere che soluzioni che non sono adottabili oggi saranno adottabili nei prossimi mesi. Il colmo dell'ingiustizia e dell'iniquità è che neppure – è stato già ricordato – gli errori cosiddetti di quota 96 dei lavoratori INPDAP e dei ferrovieri, che attingendo a risorse assai esigue avrebbero potuto essere corretti, sono stati corretti. Il problema è che nemmeno quello che appariva alla nostra portata si è potuto realizzare.
Noi dunque attendiamo di capire quando e se l'ufficio statistico dell'INPS e la Ragioneria dello Stato decideranno di fornire a questo Parlamento dati attendibili sull'ampiezza delle platee e dunque sulle coperture finanziarie necessarie a salvaguardarle. Noi attendiamo di capire, essendo oramai legittimo il sospetto che questi disguidi, questi rinvii non siano semplicemente frutto del caso, ma il prodotto di una scelta politica calcolata, quando e se si potrà porre fine a questa beffa, consumata ai danni di lavoratori che hanno consumato la propria esistenza onestamente, versando i contributi.
Per la parte che ci riguarda, ci riserveremo di valutare il prosieguo della discussione e di comprendere se e come il Parlamento si atteggerà rispetto agli emendamenti correttivi che abbiamo immaginato e che proporremo, e su questa base decideremo il nostro voto finale (Applausi dei deputati del gruppo Sinistra Ecologia Libertà).