Nota sui lavori parlamentari settimana dal 28 al 30 Aprile

a cura di Titti di Salvo

Premessa
Nella  settimana la discussione politica è ruotata intorno alla riforma del Senato e alle contrarietà che si sono  espresse da più parti sul disegno di legge del governo: non solo dall’opposizione ma anche dall’interno del Pd, da Forza Italia, improbabile partner del “patto del Nazareno” sulle riforme istituzionali e anche dagli alleati di Governo. Le principali critiche al disegno di legge riguardano le modalità di scelta  dei futuri senatori. Ma la maggior parte di quelle critiche eludono i problemi principali:

- in primo luogo non è superfluo ricordare che è improprio sulle riforme istituzionali una proposta del governo: si tratta di materia squisitamente parlamentare
- in secondo luogo prima di decidere come deve essere composto e con quale modalità il Senato, bisognerebbe stabilirne le funzioni
- in terzo luogo sarebbe veramente fuorviante esaminare i singoli aspetti delle proposte di cambiamento costituzionale su bicameralismo perfetto e titolo V dimenticando nella valutazione d’insieme il cambiamento della legge elettorale, l’Italicum. Cioè i meccanismi della rappresentanza politica e del funzionamento del Parlamento  costituiscono insieme la qualità della democrazia di un Paese. In particolare con l’Italicum la Camera sarebbe composta da parlamentari eletti su liste bloccate, con l’esclusione dalla rappresentanza di forze politiche che ricevano fino a 3 milioni di voti per gli sbarramenti previsti e con il 37 per cento dei voti espressi si otterrebbe la maggioranza dei seggi: una Camera così composta (definita nella sostanza da pochi capi partito, capi di partiti non vincolati da un non applicato articolo 49 della Costituzione), questa Camera sarebbe l’unico ramo del Parlamento eletto a cui competerebbe la funzione legislativa, la fiducia al Governo, l’elezione del Presidente della Repubblica e non solo. In questo caso il monocameralismo sarebbe sicuramente una riduzione della democrazia e la citazione delle preferenze storiche della Sinistra per questo modello tacciono appunto sul diverso contesto e diversa modalità di elezione della Camera previsti nelle proposte prima di Berlinguer e poi di Rodotà: proporzionale e con preferenze .
- in quarto luogo è evidente a tutti che il bicameralismo perfetto vada superato per l’efficienza della democrazia. Oggi il processo di formazione delle leggi è reso veramente troppo lungo dal rimpallo tra una Camera e l’altra . Ma per superare il bicameralismo perfetto si possono trovare strade diverse. Dire che la strada proposta dal Governo non va bene non equivale per nulla alla volontà di “frenare il cambiamento”
- in sesto luogo l’architettura costituzionale non può scaturire dalla mediazione nel Partito Democratico e nel rapporto tra di esso e Forza Italia: dovrebbe al contrario nascere dalla discussione parlamentare
- settimo: dall’iniziale data limite fissata dal Presidente  del Consiglio del 25 maggio per l’approvazione del nuovo assetto del Parlamento si è passati all’annuncio di un nuovo testo base per il 6 maggio. All’annuncio delle nuove date si accompagna l’ipotesi di una curiosa modalità di elezione dei senatori, indiretta, che avverrebbe alle elezioni regionali attraverso l’indicazione di consiglieri/senatori (pagati dalle regioni). Il nostro commento a questa novità – presentata come apripista di una mediazione tra chi vorrebbe un Senato elettivo e chi no – è negativo per la sua indeterminatezza, perché non risolve il
problema del rapporto tra ruolo del Senato e modalità di elezione dei senatori , perché descrive un Senato fatto in progress da consiglieri regionali (?) eletti nel corso di elezioni regionali che non avvengono tutte nello stesso tempo per dire della più macroscopica contraddizione.

Nel corso della settimana la Camera ha iniziato la discussione generale
- sulla legge europea
e ha approvato
- il decreto sugli stupefacenti

Decreto stupefacenti
Abbiamo dato parere contrario a questo decreto su cui per l’ennesima volta il Governo ha posto la fiducia, bloccando la discussione parlamentare su un tema importante per il Paese. Questo decreto è allo stesso tempo una tragedia evitata ma anche un’occasione mancata. Nasce infatti dalla volontà della Ministra Lorenzin di far rientrare dalla finestra quello che grazie alla sentenza della Corte Costituzionale n.32 del 2014 era uscito dalla porta: l’incostituzionale legge Fini-Giovanardi. A detta della Ministra infatti l’urgenza del decreto nasce dalla necessità di ritabellare alcune sostanze dopo la sentenza e quindi di far rivivere attraverso le tabelle l’assurdità scientifica e logica dell’assunto per cui tutte le droghe sono uguali, hanno pari pericolosità e quindi devono essere parimenti sanzionate. Assurdità che in questi anni ha comportato costi umani, sociali, politici ed economici altissimi: dal sovraffollamento delle carceri per la criminalizzazione del consumo, all’arricchimento della criminalità organizzata. Questo pericolo è stato scampato grazie al lavoro della commissione, ma rimane il fatto che niente è presente (e questo si che sarebbe stato materia di un provvedimento urgente) per ridare giustizia alle migliaia di condannati in via definitiva in base ad una legge incostituzionale, rimangono in piedi inspiegabili pene, penali e divieti, come quello che riguarda la coltivazione ad uso personale di cannabis anche per fini terapeutici, così come niente è stato fatto per ridare organicità e sensatezza alla politica sulle sostanze stupefacenti in Italia.

In discussione generale sono intervenuti Daniele Farina e Marisa Nicchi. Sul voto di fiducia è intervenuta Marisa Nicchi. La dichiarazione di voto è stata fatta da Daniele Farina.

Disegni di legge: Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione Europea 
E’ iniziata la discussione generale su questo provvedimento che si concluderà nelle prossime settimane. E’intervenuta Annalisa Pannarale.