F35: La pubblicità non è solo l’anima del commercio, ma anche di quello politico-elettorale

Mentre approda alla Camera il dl sul lavoro e Renzi e la sua maggioranza fanno finta di litigare, ecco che dalle pagine del quotidiano “Repubblica” spunta il misterioso “piano segreto” per dimezzare gli aerei F-35 ordinati alla società americana Lockheed, i nuovi caccia da 120 milioni di dollari.
Durante la conferenza stampa di presentazione del Def erano stati molti i giornalisti a non comprendere quali fossero le reali intenzioni di Matteo Renzi sugli F-35. 
Il premier, parlando un po’ in politichese, aveva detto di voler “rimodulare il programma“, senza entrare però nel dettaglio.
Oggi è appunto Repubblica a raccontarci il diabolico piano. In un articolo a firma di Francesco Bei, si annuncia che il presidente del Consiglio sarebbe intenzionato a ridurre da 90 a 45 i velivoli da ordinare.
“Un cambiamento di rotta inimmaginabile fino a poco tempo fa – sottolinea il quotidiano diretto da Ezio Mauro -, con il Quirinale, lo Stato maggiore e, soprattutto, gli Stati Uniti a premere per il rispetto degli impegni. E tuttavia ormai il dado è tratto, anche se l’ordine di sei aeroplani per il 2014 non verrà toccato”.
 Il dado è tratto appunto.
Ma nel 
decreto approvato venerdì – scrive Bei – “si limita invece a sforbiciare dal capitolo F35 “soltanto” 153 milioni di euro”. Ma non è infatti quello che bolle in pentola, “almeno non solo”. Il vero obiettivo di Renzi “è tagliare la metà degli aeroplani, senza tuttavia pagare i pesanti dazi politici e commerciali che il ripensamento comporta”.
 Renzi, d’accordo con il ministro della Difesa Roberta Pinotti, scrive Repubblica, vuole portare la discussione a livello politico direttamente a Washington. Per ricontrattare tutto.
Come? “Prima dell’estate il governo farà uscire dai cassetti il libro bianco della Difesa, che conterrà le linee guide del nuovo modello italiano. Sarà quello il documento politico per giustificare nuove necessità geopolitiche e dunque la riduzione degli F35”.
“Andremo dagli americani – spiega una fonte qualificata della Difesa citata nell’articolo di Bei – per dire loro che non ce la facciamo. Del resto la Casa Bianca ci ha lasciato a bocca asciutta con l’elicottero di Obama che avrebbe dovuto costruire la nostra Agusta Westland e non Sikorsky. Anzi, chiederemo il loro aiuto nella trattativa con la Lockheed per evitare ritorsioni“.


La notizia sarebbe da accogliere con applausi se non fosse che si tratta di un ennesimo rinvio. Giulio Marcon deputato di Sel spiega: «Si parla di un piano segreto, e che quindi nessuno di noi conosce. Ma per quanto sappiamo siamo sempre fermi al solito punto. Il 26 giugno scorso il Parlamento ha approvato una mozione che sospendeva gli acquisti in attesa di una indagine conoscitiva che la commissione Difesa avrebbe dovuto svolgere. E qui stiamo. Siamo in attesa di di conoscere quella indagine, ma la riunione della commissione è già stata rinviata due volte. Al momento è convocata per l’8 maggio. Per il resto nulla è cambiato e siamo in attesa di sapere. Non abbiamo ancora potuto prendere visione dei contratti stipulati per gli acquisti». «La pubblicità non è solo l’anima del commercio», conclude Marcon, «ma anche di quello politico-elettorale, e oggi su questo punto siamo di fronte a una bufala».

Giulio Marcon

Si occupa di terzo settore, cooperazione allo svilupo, economia. Fa parte della commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione e della Commissione speciale per l'esame degli atti del Governo.