Nota sui lavori parlamentari settimana dal 17 al 21 Febbraio

Questa settimana l’attività parlamentare è stata molto limitata. Durante la crisi di Governo infatti non si possono svolgere atti parlamentari che coinvolgano il Governo in qualunque ruolo. L’unica cosa che è possibile fare è convertire i decreti legge. Per questa ragione tutto quello che il calendario della camera prevedeva per questa settimana è stato rimandato e per la stessa ragione la Camera ha esaminato il decreto mille proroghe e di quello per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Dal’tra parte è stata una settimana interamente monopolizzata dalla crisi di governo e dalla formazione del nuovo. La posizione di Sinistra ecologia e libertà è stata ribadita durante le consultazioni del presidente incaricato: la struttura stessa del Governo che sta nascendo, che si regge sul patto col Nuovo Centro Destra ostacola le scelte utili perché l’Italia esca dalla crisi. La nostra valutazione non è ideologica (abbiamo alle spalle due governi tecnici e di larghe intese che non hanno prodotto nulla) e non sarà cieca: di fronte alle proposte del Governo valuteremo nel merito, come facciamo dall’inizio della legislatura. Sappiamo che cosa faremmo se fossimo noi al Governo e a Renzi abbiamo presentato le nostre idee per fa ripartire l’Italia: piano per il lavoro, conversione ecologica dell’economia, reddito minimo, investimento su scuola università e ricerca. Quello che è accaduto fino ora conferma il nostro giudizio negativo: la carica innovativa che Renzi ha vantato come sua qualità principale viene smentita dalla celebrazione nella formazione del Governo di tutti i riti per costruire piccoli patti per piccoli interessi. L’idea che l’Italia possa uscire dalla crisi grazie alle capacità di giovani leader è un errore in sé, che sottovaluta la portata strutturale della crisi che stiamo vivendo. Inoltre dare un orizzonte di legislatura a questo Governo segna un ulteriore novità politica: le larghe intese non sono più l’emergenza ma la normalità.
Prima ancora del discorso programmatico che ascolteremo alle camere cominciano a filtrare notizie preoccupanti: ad esempio l’Ncd ha dichiarato che l’eliminazione delle dimissioni in bianco non sono la priorità del governo, il che sottende l’idea del lavoro contrapposto ai diritti e fa immaginare che il cuore dell’intervento sul lavoro siano per l’ennesima volta le regole del mercato del lavoro e non finalmente gli investimenti per creare lavoro.
Decreto legge mille proroghe
Abbiamo presentato la pregiudiziale di costituzionalità poiché è l’ennesimo decreto omnibus, che mette insieme materie diversissime fra loro: dalle proroghe di situazioni diverse in scadenza ai regolamenti per la produzione di mozzarella. Abbiamo dato parere contrario al provvedimento perché crediamo che il parlamento debba ritornare a prendere scelte importanti e strutturali per il Paese, non a convertire in legge decreti come questo che svuotano il parlamento dal suo ruolo e mettono insieme piccoli interventi, alcuni urgenti altri per niente. Abbiamo comunque ottenuto nel decreto la proroga degli sfratti fino al 31 dicembre 2014. Avevamo chiesto poi che la “social card” per i migranti venisse finanziata con il taglio delle auto blu, non attraverso la riduzione del fondo per gli esodati come aveva proposto il governo, ma alla fine dal provvedimento è stata eliminate del tutto questa misura. In discussione generale è intervenuto Florian Kronblikhler. In dichiarazione di voto è intervenuto Nazzareno Pilozzi.

Abolizione finanziamento pubblico ai partiti
Fin dall’inizio ci siamo battuti contro l’idea di abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Questo provvedimento, che rappresenta l’unico dei tanti proclami portato a termine dal governo Letta, peggiora la qualità della nostra democrazia e tocca una materia molto delicata come quella del funzionamento dei partiti senza aver attuato cioè che l’articolo 49 della nostra Costituzione dispone. Abolire il finanziamento pubblico ci allontana dall’Europa: in nessun Paese Europeo democratico non è presente, ci avvicina invece a quei paesi che con la democrazia hanno poco a che fare. E tutto questo per un risparmio per i cittadini italiani di 1,50 euro l’anno. Questo infatti era il costo della legge n. 96 del 2012, che approvata meno di un anno e mezzo fa introduceva un sistema di cofinanziamento pubblico-privato delle spese effettivamente sostenute e rendicontate nelle campagne elettorali. Seppur vero che in questi anni la politica ha dato uno spettacolo degradante ai cittadini, rubando soldi pubblici proprio nel momento in cui gli italiani soffrivano di più la crisi e il taglio continuo di servizi e welfare, crediamo che la soluzione stia nel recupero di un’autorevolezza dei partiti, nella loro credibilità attraverso la capacità di affrontare e risolvere i problemi dei cittadini. Al contrario L’abolizione del finanziamento pubblico comporterà la dipendenza dei partiti e della politica dagli interessi dei finanziatori privati: saranno le loby a influenzare le scielte principali. L’esempio americano da questo punto di vista avrebbe dovuto sconsigliare questa strada. Noi avevamo una proposta molto dettagliata di cui avevamo parlato nelle noste precedenti a cui rimandiamo. Ci teniamo comunque a sottolineare che è stato respinto un nostro emendamento che chiedeva di non permettere a chi è stato condannato in via definitiva di finanziare i partiti politici. In discussione generale è intervenuto Angelo Sannicandro. La dichiarazione di voto è stata fatta da Sergio Boccadutri.

Titti Di Salvo

La prima donna segretaria generale della Cgil in Piemonte, poi segretaria nazionale Cgil, tra le fondatrici del movimento Se non ora quando? E' la Vicepresidente vicaria di Sinistra Ecologia e Libertà alla Camera.