La nostra discussione e la strada verso la Conferenza di organizzazione


Nel dibattito seguito alla pubblicazione sul sito nazionale delle decisione assunte dall’Assemblea Nazionale di Sel del 15 febbraio, si colgono preoccupazioni e perplessità e anche critiche riguardanti le regole del partito e la ratio con cui alcune di tali scelte sono state prese. Preoccupazioni e critiche del tutto legittime, non c’è nella da aggiungere a questo proposito, anche perché Sel sconta, dal primo congresso ad oggi, un’inadeguata discussione sui temi non solo della forma partito ma della natura del partito, dell’ “essere partito”: che cos’è un partito, per giunta di sinistra e a vocazione ecologica, nell’epoca dell’implosione in Italia del sistema dei partiti, del cupio dissolvi che agita il “più grande gruppo misto del Parlamento” come io chiamo il Pd, dell’indebolirsi fino alla sparizione di ogni tensione al cambiamento, e altro potremmo aggiungere?

Discussione non solo inadeguata quella sviluppatasi dentro Sel in questi anni, attraversata al suo interno da filiere di pensiero e tentazioni politiche diverse, spesso divaricanti, non solo sul piano della teoria ma forse soprattutto della prospettiva politica. Positivamente il congresso da poco conclusosi ha deciso la convocazione entro l’anno in corso di una Conferenza organizzativa che, personalmente, auspico possa essere un vero percorso “costituente”, un contributo importante al dibattito più generale, un impegno “civico”, segnato dalla nostra cura a ridare forza e dignità alla politica, segnato quindi non dalla riproposizione di quanto già acquisito fino ad oggi nel dibattito interno ma organizzato e vissuto come un momento di reale confronto con interlocutori ed esperienze diverse e soprattutto dacendo i conti con tematiche che hanno a che vedere con la questione partito ma anche la trascendono, ponendola su un terreno rispetto a cui non è né facile né utile rispondere con le formule.
Penso alla crisi della rappresentanza democratica, di cui i partiti sono stati il dominus in tutti i sensi ma che hanno anche contribuito, in Italia in modo particolare, a mandare in malora. Penso allo scollamento tra politica e popolo, che chiama in causa i partiti, tutti, ognuno a modo suo, per ragioni, modalità, diciamo anche spirito diversi ma con comuni, forti responsabilità.
L’articolo 49 della Costituzione è entrato nel dibattito anche di Sel solo in riferimento al finanziamento pubblico e alle regole di trasparenza necessarie. Ma quell’articolo è denso di spirito civico, delinea un’idea straordinaria del rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini, tra il potere costituito e la tensione costituente dal basso che una moderna democrazia, nel mondo dei cambiamenti globali, intrinsecamente dovrebbe prevedere, tutelare, garantire. Idea che quell’articolo suggerisce, in qualche modo prevede, e invece è andata persa e trova nelle forme della politica “antisistemica punto e a capo” i canali di espressione, rappresentazione e rappresentanza. Come il M5S, che è davvero inutile esorcizzare, per il semplice fatto non solo che è inutile e sterile ma che il loro successo dovrebbe far capire a chi li critica – e doverosamente sul piano politico lo fa – che c’è solo da essere capaci di dare risposte diverse, di un diverso modo di rispondere alle questioni che stanno alla base del successo di quel movimento.
Giorgio Airaudo ha sì o no la tessera di Sel per entrare nel coordinamento nazionale? E’ una delle domande posta in qualche intervento seguito al report dell’Assemblea. Personalmente non lo so. So solo che Airaudo viene da una grande storia, ha competenza, esperienza, riferimenti importanti. Valore politico, serietà umana. Se fino a ieri si dichiarava indipendente e oggi sta nel coordinamento, vuol dire che ha fatto una scelta, che per Sel è una ricchezza in più. Io ne sono contenta. La scelta viene prima della tessera o no? E’ un tema serio, in relazione a quanto ho scritto sopra.
Se Airaudo non ce l’ha ancora, la prenda ovviamente. Rapidamente. Perché le regole si possono cambiare ma cambiarle, ovviamente, è di competenza di chi è preposto a farlo.