A 30 anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer


A 30 anni dalla morte di Enrico Berlinguer permangono nella vita politica odierna temi strategici che lui pose con forza:
 
a) la necessità del dialogo sino al compromesso possibile tra le forze politiche nell’interesse nazionale;
b) il nuovo rapporto tra sud e nord del mondo nel quadro di una visione internazionale multipolare, di disarmo, di pace e di contrasto della povertà, che lo avvicinò a grandi personalità del socialismo come Brandt, Palme, Mitterand;
c) la questione morale e la riforma dei partiti per affermare il legame profondo tra politica ed etica e la legittimazione popolare della democrazia (in questo fu profetico se pensiamo ai mali del sistema dei partiti di oggi);
d) l’austerità non come mero strumento di politica economica, ma come mezzo per superare un sistema sociale basato su sprechi, sperperi, corruzione e consumismo: “l’austerità per Berlinguer significa rigore, efficienza, giustizia”.
Berlinguer dirigeva un partito di massa , con 1 milione e 700 mila iscritti e 12 milioni di voti; è stato amato non solo dal suo popolo, ma ben oltre i suoi confini politici. Eppure non era un tribuno, né aveva propensioni carismatiche, anzi appariva timido, schivo, gentile. La sua serietà era colta come schiettezza, onestà, sobrietà, fedeltà ai suoi ideali e agli impegni che assumeva nell’interesse delle classi subalterne e del Paese. Solo Sandro Pertini forse fu amato dal popolo italiano come lui.
Ma Berlinguer era anche un capo di partito che avanzava con coraggio proposte politiche nette e divisive, talmente forti che anche tanti anni dopo la sua morte, la grande giornalista Miriam Mafai scrisse un saggio dal titolo famoso: “Dimenticare Berlinguer”.  Nella sinistra post-comunista infatti i suoi massimi leader per molti anni acconsentirono a rappresentare Berlinguer come un settario, un moralista, quasi un frate zoccolante.Era una ingenerosa caricatura che la storia ha corretto in quanto strumentale alla ricerca di una ambigua legittimazione del PDS-DS dai poteri forti del Paese. Era un volersi liberare della zavorra comunista buttando bambino e acqua sporca.
Ormai la ricerca storica ha acclarato che Berlinguer primeggia nella politica italiana come un grande uomo di Stato pur non avendo mai avuto rilevanti incarichi di governo o istituzionali. In questo rappresenta il primato della politica, quella vera, che nasce dalla combinazione magica della professionalità con la passione, dell’onestà con l’empatia popolare.


Gianni Melilla

Già segretario Cgil Abruzzo, consigliere regionale,docente di cooperazione internazionale, impegnato nella cooperazione allo sviluppo. Pescarese, è nella commissione Bilancio e della Giunta del Regolamento della Camera.