Nota sui lavori parlamentari settimana dal 13 al 17 Gennaio

Premessa
E’ questa la settimana in cui sono cominciate le audizioni in Commissione Affari Istituzionali sulla legge elettorale, in cui è aumentata la pressione verso le dimissioni nei confronti della ministra De Girolamo ed è salita la polemica politica del nuovo segretario del Pd nei confronti del governo che ostenta sicurezza nonostante tutto. Nonostante cioè la somma dei problemi interni al Governo, del giudizio politico sulla sua efficacia, dei dati economici che dicono della ininfluenza delle sue scelte sulla crisi: basti pensare al 41 per cento della disoccupazione giovanile, al calo dei consumi alimentari.
Sulla legge elettorale si stanno oggi riposizionando le diverse forze politiche, ciascuna attenta alle conseguenze dirette sulla propria consistenza dell’una o dell’altra ipotesi. Sel da tempi non sospetti ha indicato il Mattarellum come Modello preferito. L’abbiamo fatto prima dell’inizio della legislatura raccogliendo il milione di firme necessarie per sostenere il Referendum abrogativo del Porcellum (che poi la Corte non ha ammesso), depositando la proposta di legge conseguente all’inizio della legislatura: abbiamo cioè maturato una posizione autonoma. A nostro avviso la più idonea a consentire la scelta da parte degli elettori dei parlamentari e contemporaneamente a definire un campo di forze omogenee, per noi di centrosinistra, per guidare l’Italia.
Non così il proporzionale che porta diritto al prolungamento delle larghe, medie, piccole intese. L’oscillazione quotidiana del M5S, prima Mattarellum, oggi proporzionale, parlano da sole: una volta ancora il M5S rinuncia ad unire i propri voti e dunque la propria responsabilità ad altri per determinare il cambiamento del Paese. Come e’ successo all’inizio della legislatura. A noi pare evidente che al Paese servirebbe un altro Governo e che le elezioni con una nuova legge elettorale sarebbe oltre modo più utili rispetto a nuovi governi Letta: nei primi due di questi governi ci sono stati 6 decreti sull’Imu e questo di per se parla della inadeguatezza di una formula politica per portare l’Italia fuori dalla crisi.
Noi continuiamo testardamente anche in questo clima a impegnarci per promuovere le scelte che riteniamo utili per il paese e questo impegno di mesi è quello che sta dietro all’approvazione avvenuta il 15 gennaio della nostra Mozione sul reddito minimo.
Questa dunque e’ anche stata la settimana in cui la Camera ha approvato la proposta di Sel per l’introduzione del reddito minimo in Italia come diritto di tutti ad una vita dignitosa.
La nostra mozione ha alle spalle l’elaborazione del nostro Manifesto contro la precarietà del gennaio 2012, un  lavoro di anni di costruzione di relazioni politiche di tessitura di rapporti con Associazione e movimento con le quali abbiamo raccolto le firme a sostegno della legge di iniziativa popolare, un lavoro parlamentare di mesi per arrivare qui: ad una mozione cioè che con le nostre parole, tutte, dice che “Il governo si impegna a introdurre il reddito minimo in continuità alle risoluzione europee del 2008 e del 2010″.
La realtà del paese, in cui il diritto alla vita dignitosa e’ negato a molti, obbliga poi tutti a passare dagli impegni ai fatti.
Gli argomenti discussi alla camera in Aula sono stati:
- Mozione sulle etichettature alimentari
- Mozione sul fiscal compact
- Mozione sul reddito minimo
Legge sulle professioni nell’ambito dei beni culturali
iniziative volte alla salvaguardia dell’interesse nazionale in relazione agli assetti proprietari di aziende di rilevanza strategica per l’economia italiana
inizio della discussione sul decreto sulla “Terra dei fuochi” e Ilva

Mozione sulle etichettature alimentari
Le mozioni presentate sull’argomento sono confluite in una mozione unitaria che chiede maggiori garanzie per i consumatori e per la salvaguardia del made in Italy. La dichiarazione di voto è stata fatta da Franco Bordo

Mozione sul fiscal compact
Abbiamo ribadito la nostra contrarietà alle politiche di austerità, chiedendo al governo di rivedere e cancellare gli assurdi impegni presi con l’Europa come appunto il pareggio di bilancio, il rapporto deficit Pil al 3%, il fiscal compact, che altro non hanno fatto in questi anni che aggravare la crisi e le condizioni di vita dei cittadini europei. Abbiamo chiesto di guardare invece ad un altro modello d’europa, l’europa sociale, dei diritti e del lavoro, l’europa del welfare, rispettando ad esempio gli obiettivi di «Europa 2020»: la riduzione della dispersione scolastica al 10 per cento, l’aumento dei laureati al 40 per cento della popolazione giovanile, l’incremento al 3 per cento del PIL degli investimenti in ricerca ed innovazione. In discussione generale è intervenuto Giovanni Paglia. La dichiarazione di voto è stata fatta da Giulio Marcon.

Iniziative per il contrasto alla povertà – mozione sul reddito minimo
In discussione generale è intervenuta Marisa Nicchi. Di seguito vi proponiamo la dichiarazione di voto di Titti Di Salvo (A questo link il video dell’intervento http://www.youtube.com/watch?v=a4YzvvlF5Gs) Signor Presidente, ci sono delle cifre che parlano più di molte parole, ne sono risuonate tante in quest’Aula, sia quando abbiamo fatto la discussione sulle linee generali, sia ancora adesso. Quando in un Paese di sessanta milioni di abitanti – questo dice l’ultimo censimento – ci sono dieci milioni di poveri, persone che hanno condizioni di povertà relativa, e cinque milioni di persone in povertà assoluta, mettere a confronto queste cifre con il numero delle persone che sono in Italia, dà il senso dell’enormità di ciò di cui stiamo parlando.
Un’enormità che va poi anche arricchita di un racconto: le persone che sono in povertà assoluta sono spesso donne in pensione, magari con una lunga vita lavorativa alle spalle e pensioni da 500 euro; sono bambini. La Commissione per l’infanzia sta facendo un’indagine conoscitiva e cominciano a venire fuori dati che già erano conosciuti, ma che acquisiscono oggi una dimensione straordinariamente preoccupante. Dietro quelle cifre vi sono lavoratori, lavoratori poveri, vi è un’Italia che, via via, è scivolata verso la china, il piano inclinato della povertà.
Ma, quando noi descriviamo questa Italia, parliamo di una democrazia fortemente a rischio. La povertà non è soltanto un dato sociologico o un dato economico: è un dato democratico. Un Paese come l’Italia, che è tra le potenze industriali e che convive con questo livello così grande di povertà dei bambini, delle donne, degli anziani, è un Paese che rischia che la rabbia travolga le sue istituzioni, travolga il suo assetto democratico, perché la politica non risponde e al suo posto vi è la rabbia.
Ma è anche il Paese in cui il 10 per cento delle famiglie possiede il 50 per cento della ricchezza; è anche il Paese in cui i CEO, i capitani d’azienda, guadagnano, all’ora, 957 euro, il doppio dei CEO tedeschi, quasi il doppio dei CEO inglesi. Il livello di disuguaglianza, unito alla raffigurazione che facevo prima, rende urgente, per noi, passare dal commento, dal racconto, dalla rappresentazione dell’Italia, agli interventi per superare quelle disuguaglianze. Certo, nessuno pensa che tutto ciò possa essere risolto con un colpo di bacchetta magica, però noi chiediamo e vi chiediamo di non fermarsi semplicemente né al racconto né all’indignazione e nemmeno al compatimento, nel senso di patire insieme, nel senso greco.
Si tratta di capire perché siamo arrivati qui, perché, se non si capisce perché, siPag. 106rischia semplicemente di agire, con magari ottima volontà, per ridurre il numero delle persone in difficoltà, non per cambiare le scelte che hanno prodotto la povertà, le scelte macroeconomiche, quella politica non più a guida della finanza, ma quella finanza che ha guidato la politica, per scendere all’austerity tecnocratica, per scendere alle conseguenze di scelte, appunto, economiche e politiche, macroeconomiche, globali ed europee, che, agli occhi di tutti, non hanno risolto la crisi, l’hanno aggravata e hanno prodotto in Italia, ma anche in altri Paesi – pensate alla Grecia, pensate alla Spagna, pensiamo alla nostra situazione – un livello di «rottura» sociale che ha le caratteristiche che dicevo prima.
Ma poi, venendo a noi, vi sono le scelte. Quali scelte ? È possibile raffigurarci come un Paese che, semplicemente, ha sofferto le conseguenze di scelte su cui non incideva ? Non è giusto neppure questo punto, non è giusto neppure, io penso, assolverci scaricando la croce sull’austerità tecnocratica europea, che pure c’è, o sulla globalizzazione non guidata dalla politica, che pure c’è, sulla riforma degli organismi internazionali, che pure va fatta, o sulle regole del WTO, che pure vanno cambiate… In allegato l’intervento integrale.

Legge sulle professioni nell’ambito dei beni culturali
Abbiamo dato parere favorevole a questo provvedimento che ha raccolto un ampio consenso in aula per salvaguardare i lavoratori e le lavoratrici dei beni culturali. Due sono gli obiettivi: da un lato di dare finalmente un riconoscimento a professioni che in questi anni hanno concretamente contribuito a prendersi cura, a valorizzare il nostro patrimonio culturale ma che lo hanno fatto in un contesto nel quale l’assenza di qualsiasi elemento di regolamentazione e riconoscimento ne ha penalizzato fortemente la possibilità di una condizione di lavoro ragionevole, in grado di dare a quegli operatori il giusto riconoscimento; dall’altro, questo strumento legislativo si pone il problema di fare in modo che su un settore così delicato e così importante per un Paese come il nostro nel quale i beni culturali rappresentano un patrimonio straordinario: l’Italia è il Paese al mondo con più siti Unesco, è uno dei Paesi con più beni culturali e architettonici vincolati, un Paese nel quale questo grande patrimonio rappresenta per questa ragione anche una potente occasione di costruzione di occupazione. La dichiarazione di voto è stata fatta da Nicola Fratoianni.

Iniziative volte alla salvaguardia dell’interesse nazionale in relazione agli assetti proprietari di aziende di rilevanza strategica per l’economia italiana
Abbiamo presentato questa mozione per far luce ancora una volta sulla crisi industriale nel nostro Paese, con particolare attenzione per le grandi aziende: Telecom, Alitalia, Finmeccanica.
In discussione generale e in dichiarazione di voto è intervenuto Stefano Quaranta.

Discussione sul decreto sulla “Terra dei fuochi” e Ilva
E’ iniziata la discussione su questo decreto che si concluderà la prossima settimana. Sono intervenuti Donatella Duranti e Arturo Scotto.

Question Time
Il question time questa settimana è stato fatto da Gennaro Migliore su “Problematiche riguardanti i criteri di selezione dei docenti universitari con particolare riguardo all’oggettività della valutazione del merito dei candidati“

Titti DiSalvo

La prima donna segretaria generale della Cgil in Piemonte, poi segretaria nazionale Cgil, tra le fondatrici del movimento Se non ora quando? E' la Vicepresidente vicaria di Sinistra Ecologia e Libertà alla Camera.