Dopo l’Uruguay e il Colorado anche l’Italia è pronta a legalizzare e tassare la cannabis

Il Colorado inaugura il 2014 aprendo ufficialmente i punti vendita per la rivendita di cannabis a scopo terapeutico e ricreativo. L’Uruguay e il suo presidente Mujica hanno lasciato sotto l’albero di Natale un regalo del tutto particolare, una nuova proposta sulla legalizzazione delle droghe leggere.

Il progetto di legge decreta l’intervento diretto dello Stato in tutte le tappe della filiera di produzione della cannabis e di tutti i suoi derivati: controllo e regolazione, importazione ed esportazione, piantagione e coltivazione, raccolta, produzione e acquisizione a qualsiasi titolo, conservazione, commercializzazione e distribuzione.

Una coda di acquirenti all’apertura di un punto vendita di cannabis in Colorado

La proposta dell’Uruguay si colloca all’interno di una situazione di drammatica conflittualità con i narcos e con la criminalità organizzata, che ha agito indisturbata fino ad oggi su gran parte del territorio sudamericano e non solo. E’ evidente come questo provvedimento nasca in primis dalla necessità di porre un freno al potere dei cartelli di produzione. E se è pur vero che il Sudamerica è stato finora la piazza della produzione, altrettanto vero è che l’Occidente, dagli USA all’Europa, Italia inclusa, abbia rappresentato la piazza ideale di questo mercato illegale. Le narcomafie nostrane dal 2006 in poi hanno avuto la strada spianata con l’approvazione del DDL Fini-Giovanardi che prevede l’equiparazione delle sanzioni penali (da 6 a 20 anni di reclusione) tra sostanze leggere e pesanti, favorendo così di colpo anche la reintroduzione sul mercato di sostanze pesanti che si pensavano superate dalla storia.
Sono otto anni che in Italia assistiamo al costante aumento della popolazione carceraria a causa delle due leggi che portano il nome di Gianfranco Fini. Già allora denunciammo gli effetti nefasti che questa legge proibizionista e repressiva avrebbe causato al nostro paese negli anni a venire. Ne sono testimonianza le vite spezzate di Federico Aldovrandi, Aldo Bianzino, Stefano Cucchi e tanti altri che non hanno mai ricevuto giustizia. Abbiamo assistito alla regolare sottrazione di diritti fondamentali in virtù di un tentativo fallito di controllo sociale. Dalla sua nascita, Sinistra Ecologia Libertà ha posto la necessità di abrogare questa legge. E’ di un paio di anni fa il nostro manifesto che riportava l’immagine di una foglia di cannabis con la scritta Legalizzare e Tassare.
Oggi, dati alla mano, sappiamo che la macchina del proibizionismo costa alle casse dello Stato milioni di euro all’anno tra forze di polizia, sistema carcerario, studi su “commissione”, tribunali, servizi sociali e amministrativi. Immaginiamo per un’attimo un’Italia dove vi sia la legalizzazione, anche delle sole droghe leggere.Ciò comporterebbe l’abbattimento dei costi del proibizionismo, ma non solo. Se seguissimo l’esempio dell’Uruguay gli introiti per le casse dello Stato sotto forma di tassazione equivarrebbero a 1/3 di una manovra finanziaria. In un biennio si guadagnerebbero circa 7 miliardi e mezzo di euro. Inoltre, con rivenditori autorizzati e turismo annesso si otterrebbero introiti per 13 miliardi di euro in un biennio. L’attivazione di tutta la filiera produttiva, dalla produzione alla distribuzione al dettaglio, porterebbe, in un periodo di estrema crisi, migliaia di posti di lavoro.

L’approvazione del Pdl che legalizza la marijuana alla Camera Bassa in Uruguay, il 31 luglio 2013

La riforma dell’Uruguay nel dettaglio
Il provvedimento uruguayano si distingue per essere molto completo e attento ad affrontare tutti gli aspetti del complesso mercato della cannabis. Verrà istituito l’IRCCA, l’Istituto di Regolazione e Controllo della Cannabis, responsabile della concessione di licenze nonché dell’applicazione di sanzioni in caso di uso illecito delle stesse. Potrà, inoltre, confiscare o distruggere merci, potrà sospendere chi infrange le regole dal registro, inabilitarlo e chiudere parzialmente o totalmente lo stabilimento. In questo lavoro l’istituto sarà coadiuvato dal Ministero dell’Agricoltura, da quello della Salute Pubblica e dalla Giunta Nazionale sulla Droghe.
La coltivazione sarà permessa sia per fini di ricerca scientifica (occorrerà essere in possesso dell’autorizzazione del Ministero della Salute Pubblica) sia per ottenere cannabis psicoattiva e non, per non parlare dei fini di ricerca ed industrializzazione farmaceutica. Infine, non è esclusa la coltivazione per uso personale: si potranno coltivare fino a 6 piante per un massimo di 480 grammi annuali di sostanza attiva. Inoltre vengono introdotti i Club di membri per il consumo, composti dai 15 ai 45 soci, che devono avere l’autorizzazione esplicita del Governo.
A garanzia del principio di trasparenza, chi coltiverà senza autorizzazione legale rischierà una pena da 20 mesi a 10 anni di reclusione. Lo stesso vale per chi importerà, esporterà, trasporterà, conserverà o commercerà senza permesso. Le licenze di vendita di cannabis psicoattiva alle farmacie saranno rilasciate dall’IRCCA dove verrà registrata la vendita ed i dati verranno trattati come “sensibili”. Non si potranno comprare più di 40 grammi mensili a persona e la vendita sarà consentita solo ai maggiorenni.
L’acquisto di cannabis per uso medico comporterà la semplice esibizione della ricetta, mentre la vendita per uso non-medico non potrà superare i 40 grammi mensili a persona. In più, non si potrà consumare cannabis negli spazi chiusi. In questo caso verrà applicata la legge sul tabagismo e non si potrà nemmeno guidare con più del 1% di THC nell’organismo. Non sarà possibile effettuare campagne pubblicitarie e sarà obbligatorio includere una materia (prevenzione dell’uso problematico delle droghe) nei programmi di studio dalle scuole elementari fino l’università. E’ prevista anche l’assistenza ai consumatori: nelle città con più di 10.000 abitanti verranno aperti centri di informazione, consulenza, diagnostica, derivazione, attenzione, riabilitazione e trattamento di consumatori problematici.

Manifestazione a favore della legalizzazione della marijuana davanti al Parlamento di Montevideo
L’impatto della liberalizzazione in Italia
A differenza delle manovre economico-finanziarie che si mettono in atto solo in caso di necessità, gli introiti derivanti dalla legalizzazione sarebbero fissi, costanti, biennali, e potrebbero allentare la morsa della crisi economica in cui si trova il paese, creare posti di lavoro e finanziare, per esempio, il reddito minimo garantito.
In questa direzione vanno le proposte di modifiche che il deputato di SEL Daniele Farina sta portando in Parlamento. Si vanno a intaccare gli articoli che danno sostanza alla Fini-Giovanardi e che equiparano il trattamento sanzionatorio per le ipotesi illecite penalmente rilevanti a prescindere dalla tipologia di sostanza stupefacente, fatto questo che, anche alla luce dei risultati conseguiti, appare privo di qualunque motivazione razionale. Da tale osservazione, congiunta ai dati oggi disponibili, è evidente la necessità di giungere invece a definire un principio sia di individuazione che di graduazione del diverso livello di pericolosità dei comportamenti definiti e accolti come illeciti. Nella proposta di legge SEL si introduce finalmente il principio di auto-coltivazione, già dichiarato come “precedente” nei tribunali e nelle Corti, definendo non reato la coltivazione di qualche piantina ad uso personale.
Il tentativo sarà anche quello di regolamentare oltre che la coltivazione domestica per uso personale, la possibilità di associarsi in club per il consumo sia per i pazienti e sia per uso ricreativo, favorendo così il principio di trasparenza tra gli associati, come già accade in altri Stati come il Belgio, la Spagna, ora l’Uruguay.
Nel frattempo, da gennaio a oggi, numerosi tribunali, tra cui la corte di Cassazione, hanno sospeso i processi e mandato la Fini-Giovanardi all’esame della Consulta per la sua evidente incostituzionalità. E adesso sappiamo che la Corte Costituzionale discuterà la questione l’11 febbraio prossimo.
Le principali contestazioni che saranno all’esame riguardano l’iter della legge che, invece di essere discussa in Parlamento, è stata approvata tramite un decreto che riguardava un altro argomento (le Olimpiadi invernali di Torino 2006) e senza che ce ne fosse urgenza. L’equiparazione delle sanzioni per droghe pesanti e leggere viola, oltre che l’intelligenza umana, la normativa europea in proposito. Per discutere di questo il 15 dicembre scorso a Roma la Rete “Fine del Mondo Proibizionista” ha indetto una assemblea nazionale in vista del pronunciamento della Corte Costituzionale sulla Fini-Giovanardi alla quale hanno aderito, animando attivamente l’incontro e il dibattito, un vasto ed eterogeneo numero di realtà, soggetti, gruppi, che spaziano dai CSOA agli operatori di riduzione del danno ad associazioni, onlus e parti di organizzazioni istituzionali.

La manifestazione dell’8 febbraio
Da qui è nata l’idea di organizzare una grande manifestazione nazionale per l’8 febbraio prossimo a Roma che dia supporto e sostegno alla volontà di cancellazione di questa legge iniqua e ingiusta. Un appello a cui è possibile aderire al sito web Legge Illegale. Noi ci saremo. Assieme a tutte e tutti coloro che hanno a cuore un’Italia migliore.

Immagini da Guardian e Flickr

Ylenia Daniello

Romana, da sempre è impegnata tra associazionismo e movimenti.
Per SEL nazionale è responsabile per l'Antiproibizionismo.