Centrali a gas e a carbone obsolete. Energie Rinnovabili? Si grazie.


Con due emendamenti firmati dai senatori Santini e D’Alì e approvati dal Senato, vengono proposti incentivi alla produzione di energia elettrica da centrali a turbogas, caricandoli come maggior costo sulla produzione di energie rinnovabili. In Italia, da luglio, non ci sono più incentivi al fotovoltaico ma, nonostante questo, il settore continua ad installare nuovi impianti e a essere sempre più competitivo. I livelli sono tali da poter ipotizzare un’era di energia libera e autoprodotta dal sole in ogni luogo. Annullare questi due emendamenti è in questo momento la battaglia più importante per chiarire se questo paese va avanti o torna indietro all’era dei combustibili fossili e per liberare dal giogo dei super costi energetici famiglie ed imprese.
E’ un mondo ferito, quello delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica, che reagisce, lotta e non si piega ma cova una rabbia profonda come accade a chi ha investito in una attività economica non solo soldi ma sogni, speranze e ideali. C’è chi di fronte alla minaccia climatica ha capito che occorreva agire e cercare soluzioni: alcuni si sono dati alla politica, altri invece alla ricerca, altri ancora a creare nuovo lavoro. Gli ecologisti italiani, trattati per molto tempo come sognatori dediti all’energia-giocattolo, sono passati da un giorno all’altro dallo status di sognatori a quello di speculatori e, ora, dopo che finalmente hanno raggiunto con i loro prodotti fotovoltaici la grid parity (la competitività senza incentivi con le altre energie fossili) sono minacciati dal tentativo di prelievo forzoso verso le centrali a gas e verso la rinascita di improbabili filiere del carbone sardo.
UN PO’ DI STORIA
In Italia il trend delle centrali termoelettriche a turbogas diventate prive di competitività e in cerca di nuovi sussidi nasce dopo il grande black-out del 2003, causato dalla caduta di un albero in Svizzera da dove proveniva il 25% di tutta l’energia consumata in quel momento in Italia. Si scatenò la caccia al verde che impediva lo sviluppo e che lasciava l’Italia al buio, i Verdi vennero messi politicamente all’angolo e negli anni successivi furono approvate decine di centrali a turbogas e a carbone, fino ad allora rimaste ferme grazie a un’opposizione di anni e anni.
Dopo il black-out del 2003 proposi subito un’altra lettura dell’evento con grande scandalo generale, che negli anni è stata riconosciuta come vera. La mia tesi era che Enel, che doveva tenere accese in stand-by una serie di centrali lungo la penisola, pronte ad intervenire in stati di necessità, aveva risparmiato sulla nostra pelle e nel momento del black-out si era trovata del tutto impreparata. Impreparata con le centrali spente; non impreparata perché mancassero centrali al paese. Infatti, già allora l’Italia era sovradimensionata per quanto riguarda la potenza installata. E la stessa energia comprata all’estero era quella  in sovrapproduzione, regalata o quasi dalle centrali nucleari francesi e svizzere che non erano in grado di ridurre la produzione di notte e nei fine settimana.
La lettura prevalente fu invece che mancavano centrali e partirono le autorizzazioni a costruire.
Le previsioni di partenza furono quindi sbagliate perché l’Italia nel 2003 non erava sottodimensionata in termini di potenza e le localizzazioni pianificate furono altrettanto sbagliate, perché le centrali,pur di risparmiare, furono allocate lontano dai centri abitati senza riutilizzare l’immensa quantità di calore (pari a 5 volte la potenza elettrica) generata dalle reti di teleriscaldamento. Sul teleriscaldamento si veda l’esperienza della centrale di Torino, che dimostra come utilizzando il calore residuo delle centrali a turbogas si riesca ad aiutare l’ambiente, mantenendo la competitività delle centrali a turbogas in funzione. Invece non andò così. Le centrali “in spiaggia” costruite dopo il 2004 sono centrali che sparano il calore in mare contribuendo alla climalterazione locale degli ecosistemi marini e sprecando una ricchezza anche economica immensa determinando così l’uscita dalla competitività delle stesse centrali a turbogas.
I 25 miliardi di investimenti tra Enel, Sorgenia e altri investitori, ammortizzabili da centrali che riescono a stare accese per vendere energia almeno 5000 ore all’anno, stanno producendo perdite enormi a causa dell’esplosione delle energie rinnovabili (che nei primi sei mesi di quest’anno hanno coperto oltre il 35% dei consumi elettrici) e a causa dei consumi elettrici complessivi diminuiti di oltre il 10% dai consumi 2005 quando erano previsti in aumento di oltre il 25%.

IL BUSINESS DELLE CENTRALI A TURBOGAS
E allora ci si inventa il contributo alle centrali sotto la dizione del capacity payment, ovvero con la scusa che le centrali sono una necessità per dare sicurezza e stabilità alla rete e per garantire l’integrazione con le rinnovabili discontinue come il fotovoltaico. Per evitare black-out dobbiamo essere pronti a fronteggiare richieste improvvise della rete e in questo le centrali a turbogas sono eccellenti perché entrano in produzione in pochi secondi. Tuttavia, questa funzione di emergenza riguarda soltanto determinate centrali in varie zone della rete e non ci serve il diluvio di centrali costruite speculando e aggirando per decreto d’urgenza tutte le perplessità e le opposizioni.
Inoltre le centrali a turbogas non sono la sola risposta al bisogno di stabilità della rete; ben più efficace è la risposta degli storage, dei grandi accumuli delle energie rinnovabili che sta realizzando Terna, benchè osteggiata dal cosiddetto tavolo dell’energia guidato da Chicco Testa, basata su accumulatori italiani di energia da sole e vento… italiano. Altrettanto efficaci e convenienti sono i ripompaggi di acqua nei bacini idroelettrici per usare l’energia idroelettrica nelle ore di maggior consumo e fatti interrompere dai gestori per “convincerci” di nuovo come avvenne con il black-out del 2003.
Nei giorni scorsi l’ad di Enel Fulvio Conti si è scagliato contro i sistemi di autoconsumo: la lotta è di tutti contro tutti. E il regalo diventa doppio se i soldi vengono prelevati dalle energie rinnovabili facendo perdere la competitività raggiunta senza incentivi e ponendo quindi uno stop a tutte le nuove installazioni.
La rete si sta mobilitando, in Senato, con Loredana De Petris, SEL ha cercato in ogni modo di argomentare la sua opposizione e nei prossimi giorni il coordinamento FREE si incontrerà con il gruppo parlamentare di SEL alla Camera per stabilizzare una collaborazione permanente tra sostenitori delle rinnovabili e dell’efficienza energetica e per presentare emendamenti soppressivi di quella che sarebbe uno dei peggiori affronti al nostro futuro.

SI ALLE ENERGIE RINNOVABILI
NO AI CONTRIBUTI ALLE CENTRALI A GAS E A CARBONE
Con questo titolo abbiamo dato vita assieme a molti esponenti del Coordinamento FREE a un evento su facebook e a una petizione su Avaaz.org rivolta alla presidente Laura Boldrini.

Fabio Roggiolani, ex-consigliere regionale SEL in Toscana, da sempre promotore dell'efficienza energetica, sostenitore delle energie rinnovabili e delle ecoinnovazioni. Presiede la Consulta Nazionale della Medicina Integrata, su sua iniziativa è stato creato a Pitigliano il primo Ospedale pubblico di Medicina Integrata. Lavora ogni giorno per produrre le sue idee, mai per distruggere le idee degli altri. www.ecquologia.com.