Cannabis, dopo l’Uruguay l’Italia. Proposta di legge di Sel per legalizzare e tassare la produzione

Il Parlamento dell’Uruguay si appresta ad approvare la legalizzazione della cannabis. E’ la fine del proibizionismo globale. Lo stato sarà monopolista e incasserà i proventi della tassazione. Sinistra Ecologia Libertà si appresta a presentare alla Camera dei Deputati un’analoga proposta di legge.   Lo rendono noto il capogruppo di Sel in Commissione Giustizia on. Daniele Farina e il capogruppo di Sel in Commissione Finanze on. Giovanni Paglia.
“Stimiamo – affermano i deputati di Sel Daniele Farina e Giovanni Paglia – che a regime la nostra proposta possa rappresentare un introito di sole accise per l’erario di almeno quattro miliardi all’anno. Risorse sottratte alle mafie e destinabili all’introduzione di un reddito minimo garantito e alla manutenzione del territorio.  Pensiamo – concludono i due deputati di Sel – che tranne la coltivazione per uso personale, debba essere lo Stato a gestire questa importante risorsa secondo un modello molto simile a quello storicamente in vigore per i tabacchi lavorati”.
Oggi il Parlamento dell’Uruguay legalizzerà la produzione e la commercializzazione della cannabis e quello sudamericano sarà il primo paese al mondo ad avere una legge di questo genere. A fine luglio, il disegno di legge era già stato approvato dalla maggioranza della Camera, per oggi è prevista la ratifica del Senato. Sarà lo Stato a vigilare, controllando la coltivazione e la vendita della droga a scopi terapeutici e ricreativi.
L’Uruguay si porta dunque un passo avanti rispetto ad altri Paesi, come gli Stati Uniti, l’Olanda e la Spagna, che tollerano la produzione e la vendita di cannabis in ambito privato. E conferma di essere all’avanguardia: è stato infatti tra i primi, in America Latina, a dire di sì alle unioni civili di coppie omosessuali (2007) e a legalizzare l’adozione da parte di coppie dello stesso sesso (2009). Riforme che sono arrivate sotto l’impulso del Frente amplio (Fronte largo), partito di sinistra al potere dal 2005.
Sempre nel 2009, Montevideo ha autorizzato il cambiamento di sesso e di nome per i transessuali militari di carriera. E nel 2006, il presidente Tabare Vazquez era stato il primo capo di Stato latino-americano – e il quinto al mondo – a vietare l’uso del tabacco nei luoghi pubblici. Per finire, nel 2012, l’Uruguay è stato il primo paese a ratificare la convenzione 189 dell’Organizzazione internazionale del lavoro sul mestiere dignitoso per i lavoratori domestici.
L’attuale presidente è Josè Mujica, ex guerrigliero torturato sotto la dittatura (1973 – 1985), ma l’Uruguay è sempre stato in prima linea per le riforme. Fin dall’inizio del secondo scorso, quando Josè Batle Ordonez legalizzò il divorzio con la sola decisione della moglie (1913) e abolì la pena di morte (1907). Nel 1927, invece, in Uruguay fu autorizzato. E potremmo continuare ancora a lungo: la prostituzione è stata legalizzata, le otto ore lavorative sono una conquista di tanti tanti anni fa.
Il Paese sudamericano è uno degli Stati latini “dove la religione e la Chiesa cattolica hanno poco peso sul governo”. Il progetto di legge sulla cannabis è contestato dalla maggioranza (61 per cento), ma i poteri statali vanno avanti comunque. Seguendo l’esempio di Batle, che diceva che il progresso “è più rapido di quanto la società ammetta, ma le circostanze politiche permettono di far andare avanti la legislazione”.