Un Nobel al teorico dell’irrazionalità esuberante della Finanza

Il Nobel per l’economia non è un vero premio Nobel. Esiste solo dal 1968 ed è finanziato dalla Banca Centrale di Svezia, non dalla fondazione Alfred Nobel. Inoltre, negli anni, è stato dato a molti economisti di destra, con i Chicago Boys a farla da padroni, fra cui il ferocemente anti-keynesiano Robert Lucas che proclamò addirittura la fine del ciclo economico!

Queste premesse lo presenterebbeo più come IgNobel che come Nobel, soprattutto se ricordiamo quello dato nel 1997 a Merton e Scholes per il calcolo dei derivati finanziari, forse il più imbarazzante. Ma è indubbia la tendenza dell’ultimo decennio a premiare economisti di sicura fede liberal, gente che al talento analitico coniuga una sana preoccupazione per l’interesse generale e la tenuta della democrazia. Così dopo Joe Stiglitz e Paul Krugman, è la volta di Bob Shiller. Come i due colleghi, anche l’economista di Yale (Stiglitz è alla Columbia e Krugman a Princeton, ergo tutt’e tre sono Ivy League, la crème dell’università americana) è riuscito ad andare oltre la cerchia autoreferenziale degli economisti, raggiungendo un pubblico più vasto attraverso i suoi libri. Irrational Exuberance, pubblicato dalla Princeton University Press nel 2000 all’apice della bolla speculativa dei titoli delle aziende dot-com, fu un immediato bestseller.
 
Fin dagli anni ’80 Shiller si convinse che l’efficienza dei mercati finanziari su cui si basavano tutti i modelli di previsione, valutazione e di compravendita finanziaria era una chimera. I prezzi delle azioni non incorporavano alcuna attesa razionale sul futuro, ma semplicemente le credenze irrazionali degli operatori che, come notava Keynes, tendono a muoversi in gregge e periodicamente diventano mandrie impazzite che seminano rovina nel sistema economico. L’approccio di Shiller, vendicato dalla prima bolla speculativa dell’età neoliberista (quella del 1987 sotto Reagan), viene detto finanza comportamentale e da allora rappresenta l’approdo sicuro di chi guarda ai mercati finanziari senza l’ossequio ideologico degli economisti che sono neoclassici in teoria e neoliberisti in pratica (tuttora la maggioranza). Come già avevano osservato storici dell’economia come Charles Kindleberger, il capitalismo finanziario è caratterizzato da fasi turbolente dove crisi, crack, panico producono fallimenti a catena e disoccupazione di massa. Shiller ha avuto il merito di riuscire a tradurre in indicatori finanziari e modelli matematici l’irrazionalità dei mercati e il rischio sistemico che comportano.

Come seppe prevedere lo scoppio della bolla delle startup di Internet, così avvertì che la bolla immobiliare rifinanziata da Bush era sul punto di deflagrare, come puntualmente avvenne nell’estate 2007 con la crisi dei mutui subprime. Così si apre la celebre intervista che diede al Financial Times nel febbraio 2006 (Lunch with the FT: the man and the bubble):
“L’uomo che previde correttamente il crollo borsistico di cinque anni fa (..) ora predice il crollo delle proprietà immobiliari”.

Infatti, Shiller conosce il mercato della casa ancora più di quello dei titoli, tanto che l’andamento del settore è misurato da un indicatore inventato da lui.

Per concludere, Shiller ha sempre cercato di riconciliare le esigenze della democrazia con il funzionamento dei mercati finanziari. In un paese come l’Italia dove un’intera generazione è passata da un marxismo acritico a un neoliberismo altrettanto acritico, che vede nei “mercati” l’espressione di una più alta razionalità cui tutti dobbiamo sottometterci (dalla dittatura del proletariato alla dittatura dello spread, tanto per capirci) abbiamo bisogno di menti aperte come Shiller perché i fini perseguiti da banche e finanza coincidano con gli obiettivi di benessere e giustizia sociali. Nel suo libro più utopico, Finance and the Good Society, Robert J. Shiller propone una riforma strutturale del sistema finanziario che allinei incentivi individuali degli operatori con gli imperativi dell’interesse collettivo.

Nel paese di Cirio, Parmalat, Capitalia, Monte dei Paschi e altri mille imbrogli a spese del risparmiatore e del contribuente, la riforma complessiva del sistema finanziario, creditizio, assicurativo e previdenziale che l’economista di Yale propone dovrebbe trovare orecchie attente a sinistra. Anche perché se non riusciremo a riformare i mercati finanziari oggi che godono di così scarsa popolarità, quando mai vi riusciremo? Ecco un ottimo argomento da sviluppare per la campagna elettorale per le europee. Socialisti e sinistra variegata devono proporre una riforma radicale di Maastricht in alternativa al conservatorismo austeritario (e truffaldino) dei Popolari di Merkel e Rajoy. Ci riusciranno?

Alex Foti è milanese. Editor, attivista, saggista, ha fondato la MayDay, il 1° maggio di precarie e precari, e MilanoX, sito di eventi e notizie. Ha scritto due saggi che fotografano il mondo dei movimenti globali: Anarchy in the EU (2009) e Essere di Sinistra oggi (2013).