Le dichiarazioni di voto di Sel alla Camera e al Senato

Gennaro Migliore capogruppo di Sel alla Camera: «Oggi non è un giorno storico. Il governo non è cambiato: Berlusconi è dentro e il Paese è fuori. Sono fuori i cassaintegrati, gli esodati, i disoccupati. Hanno fatto la voce grossa con Berlusconi ma hanno messo in campo la scialuppa per il Berlusconismo. Se questo governo tornerà qui con un altro programma noi saremo pronti». Loredana De Petris capogruppo Misto al Senato: «Se questo Paese riuscirà oggi e nel futuro a dimostrare che la legge è uguale per tutti e che nessuno può essere impunito, credo che questo rappresenterà davvero la possibilità di chiudere con il ventennio berlusconiano. Ma, Presidente del Consiglio, proprio perché non ci sfugge questo passaggio stretto e storico, avremmo voluto – lei lo sa perfettamente – da parte sua un segno di discontinuità. Non vogliamo fare la figura dei grilli parlanti ma, nel dire «No» alle larghe intese, avevamo disegnato e previsto che si sarebbe arrivati abbastanza presto a questo nodo, che sarebbe stato impossibile poter pensare di condurre un Governo per il bene del Paese con chi appunto non riconosce il principio di legalità, con chi non riconosce e ogni giorno infanga altri poteri dello Stato».

I testi delle dichiarazioni di voto


Loredana De Petris (Senato)

«Il Paese, Presidente, non chiede soltanto di chiudere con Berlusconi, ma di chiudere con il berlusconismo, di chiudere con una fase che ha impoverito il nostro Paese. Avremmo voluto sentire dalle sue parole il segno che si cominciava una fase diversa, non solo dal punto di vista programmatico, ma anche dal punto di vista di una visione per il Paese che rimettesse in moto un’idea forte di cambiamento. – Continua la senatrice vendoliana – Lei oggi ha fatto un elenco di tutte cose positive; io le potrei fare un altro elenco di tutte le cose che non sono state positive nell’azione del Governo, delle cose che non sono state affrontate, delle questioni drammatiche e strutturali per cui ancora oggi abbiamo dei dati relativi alla disoccupazione, alla sofferenza. Non passa giorno senza che una persona perda il lavoro, non passa giorno che non ci sia una situazione drammatica dal punto di vista occupazionale. Questi mesi non sono stati positivi, allora abbiamo sperato, Presidente, abbiamo sperato davvero che oggi lei avesse la forza di dare un colpo d’ala, di dire che adesso è iniziata una fase diversa, in cui tutti quanti, sì, siamo responsabili ma perché dobbiamo cambiare, dobbiamo fare in modo che questo Paese si possa rimettere in cammino, che questo Paese possa riavere un principio di speranza. Questo, nelle sue parole, Presidente, non l’abbiamo sentito. Abbiamo posto una questione seria proprio perché pensiamo che oggi, tutti quanti noi oggi rifacciamo un atto di fedeltà alla Costituzione. Avremmo voluto sentire delle parole diverse sulle riforme costituzionali; avremmo voluto sentire delle parole diverse rispetto alle scelte che si sono fatte fino ad oggi, che preservassero innanzitutto i nostri princìpi costituzionali, perché in fondo di questo oggi stiamo parlando, di chi sarà fedele fino in fondo alla Costituzione e di chi, in tutti questi mesi, in queste ore, ha tentato e tenta di metterla in discussione. Avremmo voluto sentire questo, perché – torno a ripetere – il Paese aveva bisogno che lei lo rassicurasse non soltanto sul fatto che con una parte del PdL si poteva andare avanti, ma che vi era l’intenzione, da parte del Governo, di cambiare registro, che desse dei segnali, delle proposte chiare e precise anche sull’Europa».
«Presidente, non basta più che ogni volta recidiamo la nostra fedeltà al sogno degli Stati d’Europa, che facciamo tutte le volte qui. Avremmo voluto sentire con quale linea forte, per esempio, andavamo a chiedere un allentamento del Patto di stabilità, perché le nostre Regioni e i nostri Comuni stanno crepando, perché avremmo voluto ascoltare una o due questioni su cui era possibile andare a ricontrattare i trattati. È questo che il Paese oggi ha bisogno di sentire; sente il bisogno che vi sia non soltanto una rassicurazione per cui una parte sostanziale del suo Governo continua il suo percorso, ma che si inizi una fase nuova, completamente diversa. – Conclude De Petris – Per questo motivo, Presidente, non possiamo votare la fiducia al suo Governo; non possiamo votarla perché quella discontinuità che il Paese ci chiede per andare incontro ai grandi problemi, alle grandi sofferenze che sta attraversando, non l’abbiamo sentita».


Gennaro Migliore (Camera)

Signora Presidente, colleghe, colleghi, signori del Governo e signor Presidente del Consiglio, l’ultima tentazione – diceva Thomas Stearns Eliot – è il tradimento più grande: quella di fare la cosa giusta per la ragione sbagliata. Lei ha condotto in maniera brillante questa singolar tenzone con il suo presunto avversario Silvio Berlusconi nel corso degli ultimi giorni. Lo ha fatto con piglio autorevole, le è stato riconosciuto anche in virtù di un’antica tradizione che la precede. Lo ha fatto in modo tale che si potesse verificare coram populo che la sua era un’iniziativa volta a rafforzare cosa ? Una prospettiva ? Un’idea del Paese ? O un braccio di ferro dentro un conflitto che si è manifestato nella sua vocazione più intensamente di conflitto di potere ? Un conflitto di potere che attraverso di lei ha attraversato il centrodestra. E lei quindi ha fatto un discorso del «come se»: come se questo fosse il migliore dei Governi possibili e non il Governo di servizio che lei stesso ci aveva raccontato qui, con altra umiltà, devo essere sincero, rispetto all’avvio della sua esperienza, con numeri più solidi peraltro; come se la strada fosse chiara, come se la durata fosse certa e come se la stabilità fosse garantita o come se Finmeccanica e Telecom riguardassero altri, magari un altro Paese. Lei ha fatto un discorso del «come se», rilanciando, ma sta mettendo a rischio sistemico il Paese. Questo non le viene detto da nessuno. Si guardi dagli adulatori. Io vorrei che ascoltasse con attenzione le parole di chi è preoccupato per quello che sta accadendo, perché questo non è un giorno storico, non è un giorno come se Berlusconi fosse stato sconfitto. Perché vede, in questa fase, se la maggioranza è ridotta il suo Governo non è cambiato: Berlusconi è dentro ed il Paese è fuori. Sono fuori gli esodati, sono fuori i cassintegrati, sono fuori quei giovani, a parte quelli che giustamente lei rivendica essere nuove assunzioni. Vedremo quanto durano, chi sono, come siamo riusciti ad affrontare questo problema. Lei ogni volta che fa una cosa a sostegno della povertà, della povera gente, di quelli che fanno fatica ad arrivare a fine mese avrà il nostro sostegno, ma l’aveva anche prima. L’ha avuto anche nella condizione peggiore, quella del Governo Monti. L’emergenza economica – lei dice – è la lotta alla disoccupazione e   qui non si può giocare sui numeri. Quale lavoro ? Gli incentivi alla nuova occupazione ? Il problema sono le fabbriche che chiudono o l’inversione del ciclo economico, è la politica dell’austerità che è fallita. Lo dica ovunque, non solo qui, che la politica dell’austerità è fallita, lo dica ovunque, lo dica innanzitutto là dov’è la politica dell’autorità si costruisce. E allora i pensionati ai quali è stata congelata, con la più   grande «patrimoniale sotterranea», l’indicizzazione della pensione ? Perché non prendiamo delle risorse e le mettiamo sulla quattordicesima, in modo tale che possano avere un sollievo minimo di qui alla fine dell’anno ? E i migranti ? Sulle coste di Ragusa ci sono le lacrime di chi è   stato bastonato in mare ed io non riesco a pensare che noi stiamo qui con le mani in mano. Perché vede, se c’è l’autorevolezza della maggiore autorità morale, che è quella di Papa Francesco, che ci indica una strada e un monito rivoluzionario, quello di dare la speranza, qui ci sono strumenti meno forti forse dal punto di vista dell’evocazione (c’è qualche scartoffia, ci sono questi bottoni), ma c’è la possibilità di fare qualche legge. La votate l’abolizione della Bossi-Fini ? La votate la legge che   dà la cittadinanza ai figli dei migranti ? La votate l’abolizione del reato di immigrazione clandestina ? Votatela e ci farete capire che cosa è cambiato (Applausi dei deputati del gruppo Pag. 77Sinistra Ecologia Libertà). Lo fate o no ? Io questo vi chiedo. Lo fate o no ? Sapete, la palude, l’ecosistema del caimano, è calda, la palude è calma, la palude è suadente. Nessuno, però, può nuotare nella palude. Ma la palude non è ciò che è intorno a noi, la palude è quello che entra come una seduzione, è un’assuefazione. È un’assuefazione al peggio e al peggio non c’è mai fine. Avete fatto la voce grossa – e questo ve lo riconosciamo – con   Berlusconi, ma avete messo in campo l’ultima scialuppa di salvataggio per il berlusconismo. E vi devo dire la verità: tra falchi e colombe io ho visto gli struzzi. Sono arrivati quelli che non si sono resi conto che cosa stava accadendo e stanno mettendo la stessa sotto la sabbia. E l’autocensura è il peggiore e il più potente dei freni inibitori. Io in questo vorrei sapere, con grande pazienza e rispetto per la sua persona innanzitutto, se Berlusconi c’è o no dentro questa maggioranza. Non è una domanda retorica. Ho ascoltato l’intervento del capogruppo Speranza. C’è o no ? O è a sua insaputa ? Noi abbiamo la necessità di capire che cosa vuol dire questa distinzione tra maggioranza politica e numerica. La maggioranza che a lei magari più larga non le si confà, ma la maggioranza solida che c’è. Poi vedremo sui temi etici. Ho visto le dichiarazioni di Sacconi. Ho visto le dichiarazioni di Giovanardi. Fondata sulla famiglia naturale. E fondatela sulla famiglia naturale questa svolta, mentre invece noi stiamo ancora chiedendo qualche diritto, magari anche fatto in nome e per conto di quelli che non ce li hanno mai avuti. E, allora, se Berlusconi non c’è, c’è un modo, guardi, è facilissimo. Berlusconi non c’è, bene, allora l’IMU ? Il 10 per cento della fascia più ricca lo deve pagare perché se non c’è ed era questa la sua richiesta, non c’è neanche quello. E questi soldi vengono dati alle pensioni per fare una quattordicesima, per dare un sollievo ai cassaintegrati. Ora non si può più dire è colpa sua, è di quello che sta dall’altra parte, dei falchi che si stanno vendendo la campagna elettorale. Ora è colpa sua. E la responsabilità – e questo devo dire lo ammetto, lei se l’è   assunta pienamente – di diventare il Presidente del Consiglio di questo Governo è innanzitutto verificata e misurata sulla capacità di trasformare in atti la sua richiesta di andare avanti sulla legge elettorale. Non peggiorarla, mi raccomando, perché è troppo facile immaginare già che cosa significherà. C’è un nuovo gruppo, quindi ci sono nuove esigenze. La legge elettorale, quella che è semplice, c’era, c’è, si abolisce, si fa in una riga, così l’urgenza non c’è bisogno di dichiararla e si va direttamente a votarla in Aula. Ed è questo il motivo per il quale noi sosteniamo il «mattarellum». E noi non pensiamo che il problema sia l’identità per confrontarsi. Tra l’altro, vorrei capire qual è l’identità collettiva di questo Governo e chiudo. Noi non le faremo, non le abbiamo fatto sconti e non le neghiamo i passi in avanti che sono stati fatti, ma l’identità non è un semestre. L’identità è un sistema di valori non negoziabili e per noi, per me, che considero la nostra forza politica una forza riformista radicale, è quella del perseguimento dell’uguaglianza. Noi ci saremmo sporcati le mani se ci fosse stato un nuovo inizio, una nuova capacità di intendere anche l’accordo con l’avversario, perché vogliamo preservare l’uguaglianza. Nel vostro caso non ho capito che cosa volete fare e forse, come dice qualche collega, sarà una questione di un’operazione neocentrista. Quello che è sicuro è che dopo questo tramonto del sistema bipolare e bipartitico, per cortesia andate a vedere bene i numeri, andate a vedere che la durata di questo Governo, se la maggioranza è politica – adesso per dire ridotta si dice politica – abbia la forza di andare avanti. Altrimenti, ritornate qui con un altro programma perché noi vi aspetteremo e saremo pronti.