I tirocini per i NEET naufragano nella banca dati di Cliclavoro

Cosa c’entra la mia laurea con un posto da saldatore o da commessa? Perché, dopo tanti anni di studi e sacrifici, la mia laurea è valida solo per fare cose che nulla hanno a che fare col mio corso di studi?
Queste sono le domande che ogni giorno si pongono i ragazzi e le ragazze della mia generazione. Ce la si pone soprattutto se si è giovani e siciliani, perché nella mia terra il lavoro è un lusso che possono permettersi in pochi e perché, se proprio non vuoi fare le valigie e andartene, devi accontentarti.
E’ così che inizia il conflitto interiore che porta la mia generazione a fuggire alla ricerca di una dignità perduta, di un futuro migliore di quello a cui puoi aspirare restando nella tua terra.
Il fatto è che oggi, per la prima volta, il governo si pone il problema di un’intera generazione del sud, che sta mancando l’appuntamento col futuro, e risponde improvvisando una soluzione che risulta più offensiva del problema stesso. Quando è lo Stato a dire che devi accontentarti e decide di offrirti l’opportunità, dopo anni di studi, di fare un tirocinio pagato ben 500 euro al mese come commesso, cameriere o saldatore, allora la tragedia si trasforma in farsa.
Qual è il nesso tra un tirocinio formativo destinato a giovani laureati in lettere, scienze della formazione, biologia e un posto da cameriere in un ristorante? Qual è il processo formativo? Qual è l’inserimento nel mondo del lavoro?
Il governo ha messo a bando 10 milioni di euro per questi tirocini, destinati a giovani laureati delle regioni meridionali, attraverso il vituperato portale Cliclavoro. Dovevano essere risorse per inserire nel mondo del lavoro giovani laureati che non hanno trovato un impiego con i loro titoli, ma rischiano di diventare un modo per fornire ad imprese di vario genere manodopera gratuita, per qualche mese a carico dei contribuenti. Perchè è chiaro che Tezenis Catania, una delle aziende che si è registrata al portale, avendo la possibilità di avere due commessi pagati dallo stato appena 500 euro, vorrà sfruttare l’opportunità.
Ovviamente questa è una riflessione tutta politica. Nella realtà, i giovani laureati e disoccupati hanno cercato in ogni modo di partecipare alle selezioni per guadagnare, anche mortificando il proprio percorso di studi, questi pochi soldi. Pochi, maledetti e subito. Questo è un altro dato che ci deve far riflettere sulla dimensione che la disperazione ha raggiunto nella nostra terra.
Ma veniamo ai fatti, a quello che è accaduto.
Il portale Clicklavoro nei primi giorni di attività ha funzionato a singhiozzo, non permettendo a moltissimi giovani di registrarsi e competere per i tirocini in aziende che, nel frattempo, avevano già ultimato le selezioni. Oltre al danno, poi, la beffa: il portale che non funziona pare essere costato due milioni di euro. E come spieghiamo, come ha fatto notare la CGIL Siciliana, che, ancor prima che la stragrande maggioranza dei candidati riuscisse a registrarsi, già 1600 aziende – di cui 750 in Sicilia – dichiaravano di aver scelto i propri tirocinanti?
Anche solo questo, in un paese normale, avrebbe portato alla revoca del bando.


È soprattutto la procedura selettiva ad avere delle forti criticità. La selezione dei candidati infatti è totalmente demandata alle aziende, senza nessun controllo sui criteri che intendono utilizzare per la scelta dei tirocinanti. Che significa? Che i candidati più titolati potranno essere scavalcati da candidati più “vicini” alle aziende. Se fossero soldi privati sarebbero fatti privati, ma siccome sono soldi pubblici anche i criteri selettivi dovrebbero essere trasparenti e meritocratici. Il bando apre la strada ad una pletora di possibili distorsioni del pur nobile intento: che accadrebbe se un privato partecipasse al fine di porre a carico dello Stato per qualche mese un dipendente che attualmente lavora in nero? Non c’è nessuna garanzia che ciò non accada e nessun occhio pubblico a vigilare.
Quella dei tirocini è, insomma, una “misura spot”, progettata male, che avrà scarsissime ricadute sull’occupazione stabile dei territori interessati e che rischia di essere un terreno fertile per tutte quelle prassi elusive e clientelari che già caratterizzano il nostro mondo del lavoro. Insomma, un modo per sprecare 10 milioni di euro senza realizzare un reale inserimento nel mondo del lavoro dei candidati ma facendone perdurare la condizione di precarietà.
Sarebbe bello se bastasse l’interrogazione fatta al Ministro del Lavoro, perché risponda e spieghi perché si ostinano a fare propaganda sulla pelle di una generazione che vive la precarietà come condizione perenne della propria esistenza.



Erasmo Palazzotto

Classe 1982, Erasmo Palazzotto è il coordinatore regionale di Sinistra Ecologia e Libertà in Sicilia. Fin da piccolo conosce la passione per la politica: guida i movimenti studenteschi contro la riforma Berlinguer e ricopre la carica di vice presidente della consulta provinciale degli studenti. Nel 2006 è eletto responsabile Relazioni Estere dell’organizzazione giovanile di Rifondazione Comunista, contribuisce a fondare la prima rete giovanile della Sinistra Europea e lavora a diversi progetti di cooperazione con il Sud America ed il Medioriente. Eletto successivamente segretario provinciale del partito lascerà il PRC nel 2009 per seguire Nichi Vendola nella fondazione di Sinistra Ecologia e Libertà entrando a far parte del primo coordinamento nazionale. Nel 2008 fonda a Palermo il Left. A metà tra un centro culturale ed un circolo ARCI è sede di diverse associazioni e del comitato Palermo Pride.