I morti di Lampedusa e gli scafisti della politica


L’ennesima tragedia, che scuote il Paese e le nostre coscienze. Ci stringiamo al dolore dei familiari delle vittime ed esprimiamo il nostro più profondo cordoglio per il naufragio di stamani al largo dell’isola di Lampedusa.
Il Mediterraneo è diventato il più grande cimitero di Europa: 25 mila vittime negli ultimi 20 anni, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni. Ma quella di oggi, come tutte  le altre, non è un caso, una fatalità,  uno scherzo del destino. È il prodotto di politiche fallimentari e di una classe dirigente che di giorno piangeva le vittime e di notte scriveva norme repressive. Quelle stesse norme che solo ieri il Consiglio d’Europa aveva giudicato ancora una volta “sbagliate o controproducenti”.
Ci associamo alla richiesta di indire una giornata di lutto nazionale, ma chiediamo al governo di agire, ora e subito. Le politiche italiane sull’immigrazione sono causa di morte e continue tragedie. Per questo non bastano più il cordoglio e la solidarietà. Servono azioni imminenti per fare in modo che questi anni non siano passati invano: è il momento di abolire la Bossi-Fini, il reato di clandestinità e tutte le norme che limitano indebitamente i diritti fondamentali dei migranti, così come sono sanciti nella Carta Europea dei Diritti fondamentali.
Chiediamo l’introduzione di misure che garantiscano il diritto alla vita e alla dignità umana, consentendo diverse modalità di ingresso legale in Italia, a cominciare dall’introduzione dei permessi di soggiorno per la ricerca di lavoro. È indispensabile un’immediata iniziativa in campo europeo da parte del nostro nostro Paese, con lo scopo di costruire “corridoi umanitari” sicuri che accompagnino le persone e le famiglie in fuga evitando nuove ed ulteriori tragedie. Il governo italiano si faccia carico di aprire la questione nelle sedi istituzionali europee, chiedendo la sospensione delle “missioni Frontex” che impediscono la corretta rotta dei natanti, e operando una radicale revisione della Convenzione di Dublino, per fare fino in fondo dell’immigrazione una questione europea e permettendo a chi entra in Italia di passare ad altri Paesi. Molti migranti muoiono vicino alle nostre coste senza avere nemmeno l’intenzione di restare nel nostro Paese.
C’è un nuovo patto da riscrivere, c’è una responsabilità da assumere, per l’Europa e per l’Italia. È il momento di prendersi la responsabilità della vita di queste persone e delle politiche sbagliate che troppo spesso ne causano la morte.