Nota sui lavori parlamentari Settimana dal 23 al 27 settembre

A cura di Titti di Salvo

Premessa
Anche questa settimana come quelle precedenti, e ciò è particolarmente significativo, è trascorsa in un clima politico paradossale fino all’annuncio dei gruppi parlamentari Pdl di dimissioni di massa come reazione al prossimo voto della Giunta prima e dell’Aula del Senato dopo sulla decadenza di Berlusconi dopo la sentenza di condanna definitiva: un atto al limite dell’eversione motivata dall’affermazione, ancora più eversiva ,dell’equivalenza tra applicazione legge Severino e un “colpo di stato”; un atto che richiederebbe finalmente la presa d’atto da parte del Partito democratico in primis della impossibilità di continuare l’esperienza delle “larghe intese”.

In Aula nel frattempo ,e nelle Commissioni, è proseguita la discussione su:

- legge delega sulla Riforma del Fisco 
- legge per l’Istituzione della Commissione d’inchiesta sulla contraffazione
- legge sul finanziamento pubblico (che si concluderà la prossima settimana)
- Delega Fiscale

La “Delega al Governo recante disposizioni per un sistema fiscale più equo, trasparente e orientato alla crescita”, che ha visto il nostro voto di astensione, nonostante l’ambizioso titolo non contiene quelle misure strutturali evocate. Fatti salvi alcuni provvedimenti utili come la riforma del catasto, un freno alla piaga del gioco d’azzardo, la codificazione dell’abuso di diritto nei rapporti tra fisco e contribuente – soprattutto attraverso l’onere della prova che d’ora in poi sarà a carico dell’Amministrazione -, la delega  manca di scelte politiche efficaci che puntino ad aggredire le radici su cui si è sviluppata e continua ad ingrandirsi la crisi, le diseguaglianze, attraverso la redistribuzione della ricchezza garantita dal fisco equo e progressivo, così come indicato dalla Costituzione. Si tratta di un’assenza particolarmente grave considerato che il nostro Paese è fra i più diseguali del mondo: il 10% dei più ricchi possiede il 50% della ricchezza complessiva. D’altra parte è questo uno dei nodi principali che il Governo di larghe intese non è strutturalmente in grado di affrontare e uno dei motivi principali della nostra opposizione. Abbiamo presentato una proposta di legge abbinata a questo provvedimento che rende evidente come si potrebbe facilmente intervenire per restituire reddito alle famiglie italiane attraverso una riduzione dell’IRPEF per le fasce medio basse e un aumento delle detrazioni per lavoro dipendente e come sarebbe possibile finanziare questa misura con una lotta seria all’evasione fiscale. La nostra legge propone anche di tornare a considerare il falso in bilancio un crimine vero e soprattutto prevede un’imposta patrimoniale come strumento di equità e per trovare le risorse necessarie a finanziare un intervento pubblico per rilanciare l’economia, creare lavoro, finanziare il reddito minimo, ecc…

In discussione generale sono intervenuti Fabio Lavagno, Martina Nardi, Stefano Quaranta. Nel corso della discussione sugli emendamenti Franco Bordo, Gennaro Migliore, Serena Pellegrino, Ileana Piazzoni, Ragosta Michele. La dichiarazione di voto finale  è stata fatta da Giovanni Paglia.

Istituzione Commissione di inchiesta sui fenomeni di contraffazione
Abbiamo votato a favore del disegno di legge per istituire una commissione parlamentare di inchiesta sui fenomeni della contraffazione, della pirateria in campo commerciale e del commercio abusivo. Sono 130 mila i posti di lavoro che si perdono ogni anno in Italia a causa della contraffazione. E’ fondamentale a nostro parere che questa commissione si concentri non tanto sulla distribuzione finale dei prodotti contraffatti, sui fruitori (su qui va sicuramente fatto un lavoro di informazione e culturale per fare in modo che i cittadini si astengano dall’acquisto di prodotti contraffatti) e neanche sul piccolo venditore abusivo; ma sui grandi gruppi criminali che sono all’origine dell’economia della contraffazione e che fanno di questa uno strumento di riciclaggio di enormi quantità di denaro sporco.
In discussione generale sono intervenuti Franco Bordo e Luigi Laquaniti. La dichiarazione di voto è stata fatta da Luigi Laquaniti.

Commissioni congiunte I e II (Affari Istituzionali e Giustizia) decreto legge sicurezza (violenza contro le donne
E’ iniziato mercoledì sera l’esame in commissione degli emendamenti presentati al Dl sicurezza che nei primi cinque articoli si occupa di violenza contro le donne. La nostra opinione sul decreto (illustrata anche in conferenza stampa il 24 settembre) è la seguente:

1) La legislatura è iniziata con due atti significativi ,la ratifica della Convenzione di Istanbul e l’approvazione di mozioni contro la violenza,che indicano le radici della violenza maschile contro le donne nelle relazioni tra donne e uomini, più precisamente nell’incapacità maschile di relazionarsi con la libertà delle donne. La violenza contro le donne quindi non è un problema emergenziale, meno che mai di ordine pubblico, ma strutturale. Le politiche pubbliche necessarie per ridurre la violenza dunque devono incidere su quelle radici: partire dalla scuola, continuare nella formazione degli operatori, nel sostegno ai centri anti violenza.

Per questo il decreto sicurezza è inadeguato. In particolare lo sono:
- l’adozione dello strumento stesso, il decreto appunto;
- la disomogeneità del decreto,che mette insieme furto di  rame e violenza;
- I contenuti stessi del decreto;

2) Il decreto nelle audizioni è stato sottoposto a molte e pesanti critiche da più punti di vista: della magistratura, delle Camere penali, delle forze di polizia, del sindacato, dei movimenti e associazioni, dei centri anti violenza. La nostra opinione è che quelle opinioni, che proprio noi avevamo sollecitato quando il decreto è stato incardinato ad agosto, siano ascoltate.

3) Abbiamo presentato 31 emendamenti (ce ne sono 400) per cambiare in profondità il decreto,in particolare:
- emendamenti soppressivi di tutti gli argomenti estranei
- emendamento di riscrittura totale dell’art. 5. Il decreto infatti prevede un piano straordinario in cui sono indicate le misure da adottare, quelle contenute nelle mozioni approvate a maggio dalla Camera, “ma con invarianza delle voci di bilancio”cioè a costo zero. Noi proponiamo invece un piano ordinario - quello precedente scade nel novembre 2013 - di valenza triennale che si occupi di formazione di tutti i soggetti dello stato coinvolti, di celerità dei processi,di scuola e cultura,di potenziamento dei centri attraverso lo stanziamento di risorse, 105 milioni, che derivano dall’aumento dall’ 1% al 5% del fatturato del canone per le concessioni emittenti radio televisive.
- profonde modifiche dell’art.4 che riguarda la concessione del permesso di soggiorno da parte del questore alle donne migranti,ma solo di fronte ad una violenza non episodica, se è in condizione di pericolo(secondo la valutazione del magistrato) ,se i servizi sociali lo fanno presente…

4) Irrevocabilità della querela per stalking (art.1)
In commissione è stato respinto il nostro emendamento che chiedeva di eliminare l’irrevocabilità della querela rispetto ai reati di stalking. Si è approvato invece un emendamento di mediazione in cui si dice che una donna è libera di revocare la querela solo in sede di processo e mai se è stata fatta nei confronti del coniuge legalmente separato o divorziato o da persona a cui la parte lesa è stata legata. A nostro parere questa “soluzione” non ha senso, non ha senso cioè subordinare la revocabilità alla gravità del reato. La querela deve essere sempre revocabile. Sappiamo bene che è aperta da sempre una discussione, anche all’interno del movimento delle donne, sul confine fra libertà individuale e responsabilità pubblica nei confronti della violazione dei diritti umani e del loro rispetto. Aldilà di questo avremmo voluto che si guardasse alla situazione concreta e all’efficacia della norma rispetto all’obiettivo, che è quello di far emergere la violenza. I centri anti-violenza ci dicono che l’irrevocabilità può essere un disincentivo forte per la denuncia, che già è un atto molto complicato per una donna che subisce violenza. L’Istat dice che attualmente soltanto il 10 % di reati di stalking viene denunciato. In più a questa scelta così netta non corrisponde un investimento in tutta quella rete di servizi e tutele che dovrebbe aiutare la donna che subisce violenze e denuncia, in primo luogo nella formazione delle forze di polizia e dei giudici, che in questa proposta prenderebbero il posto della volontà stessa della donna, lasciata comunque da sola.

5) Per combattere alla radice la violenza contro le donne bisogna incamminarsi su una strada diversa, partendo dal combattere gli stereotipi. Per questo abbiamo presentato già da agosto una legge sull’educazione sentimentale, per partire dall’educazione e dalla scuola.

Question time
Il question time questa settimana è stato fatto da Giorgio Airaudo su Chiarimenti e iniziative in relazione alle prospettive di Finmeccanica” 

Interpellanza sulla situazione di Alitalia
Questa settimana l’interpellanza è stata fatta da Sergio Boccadutri su Elementi ed iniziative in relazione alla situazione di Alitalia”