Vendola a Landini: con voi il 18 maggio a Roma perchè è “La cosa giusta”


Caro Maurizio, la mia adesione, quella di tutta Sinistra Ecologia Libertà, alla manifestazione nazionale della FIOM è piena, convinta, motivata. C’è un paese da cambiare, una crisi lacerante da contrastare, c’è un bisogno di futuro da riconciliare con le speranze di tanti giovani che sentono, forse per la prima volta nella nostra storia, di poterlo perdere. Viviamo dentro l’ombra pesante di una lunga recessione che pare non avere sbocchi e misuriamo la sofferenza e il dolore sociale di un paese che più di tutti gli altri in Europa scivola dentro il gorgo della diseguaglianza e della povertà.

La crisi non è il frutto malato di uno stato di necessità, non ha spiegazioni oggettive in grado di metterci tutti d’accordo. Essa è il prodotto di una azione virulenta che in questi decenni la destra politica ha sviluppato sul terreno della cultura e del senso comune, dell’economia e della finanza, attuando davvero quel rovesciamento della lotta di classe che ha consentito in poco tempo il gigantesco trasferimento della ricchezza verso l’alto, insieme  all’espropriazione dei diritti sociali acquisiti.
Il terreno preciso su cui la destra ha agito per imporre la propria politica è stato quello del lavoro. Bisognava far perdere centralità e valore al lavoro, togliere dignità ai lavoratori, porli in una condizione di precarietà che si è via via estesa dalla sfera lavorativa a quella dell’esistenza medesima delle persone, specialmente dei giovani e delle donne. In Italia tutto ciò ha avuto e ha ricadute che rischiano di risultare più pesanti e duratura che in altre parti dell’Europa. La destra berlusconiana e quella tecnocratica hanno attuato politiche economiche e sociali tali da consegnarci oggi un paese in pieno declino, con una sinistra che spesso a tutto ciò non ha saputo contrapporsi, nelle istituzioni e nella società, con quel grado di autonomia capace di produrre una visione ed una proposta realmente alternativa allo sbocco da dare alla crisi.
Oggi abbiamo bisogno di porre mano ad un cambiamento che è prima di tutto un’inversione di rotta nelle politiche economiche e sociali, dell’Italia come dell’Europa. Ed è un cambiamento che deve guardare in avanti, in ciò che chiamiamo conversione ecologica dell’economia e della società italiana, della sua politica industriale, delle politiche dei beni comuni, degli investimenti virtuosi e sostenibili, del reddito di cittadinanza. Ma è anche, non può non essere, un cambiamento che guarda a quel che va modificato di quelle controriforme che hanno colpito al cuore il lavoro e i lavoratori negli ultimi anni, separando il lavoro dai diritti, dalla salute, dalla rappresentanza, dalla democrazia.
Consideriamo la nostra scelta di collocarci all’opposizione dell’attuale governo e di svolgere nel Parlamento e nella società il compito di costruire una sinistra che consideri il lavoro e il welfare, i diritti sociali e individuali, gli Stati Uniti d’Europa e la lotta alla povertà e alla diseguaglianza i veri terreni di lotta e di fuoriuscita dalla crisi come “la cosa giusta” da fare in questo contesto e per il futuro. Abbiamo avviato questo percorso nella manifestazione dello scorso 11 maggio a Roma.
La “cosa giusta”, nell’ambito della propria autonomia di azione e di lotta, ha fatto in questi anni la FIOM, hanno fatto i metalmeccanici.
Sono sicuro che la vostra manifestazione porterà con sé lotta e speranza, bisogno di futuro e riscatto del presente, proposta e iniziativa utile per noi. Nel segno del lavoro come valore in sé e della dignità di ogni lavoratrice, di ogni lavoratore.

Nichi Vendola