Strage di Capaci, la memoria non si cancella. La sorella di Falcone: Spero che presto qualcuno ci dica la verità

Sono arrivate al porto di Palermo le Navi della legalità, simbolicamente ribattezzate ‘Giovanni’ e ‘Paolo’ con le gigantografie dei giudici uccisi 21 anni fa dal tritolo di Cosa nostra, per commemorare insieme il XXI anniversario delle stragi di Capaci e via D’Amelio. A bordo circa tremila studenti partiti ieri da Napoli e Civitavecchia insieme al presidente del Senato, Pietro Grasso, al ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza, il sottosegretario all’Istruzione, Marco Rossi Doria, il presidente di Libera, don Luigi Ciotti, il commissario antiracket, Giancarlo Trevisone e il presidente Rai Anna Maria Tarantola.

Ad attenderli, a Palermo, Anna Falcone, sorella di Giovanni Falcone. Proprio a lei il capo dello Stato ha inviato un messaggio di solidarietà. «L’Italia fu ferocemente colpita nelle persone di suoi servitori eccezionali, di grandi magistrati, di autentici eroi che sacrificarono la loro vita a difesa della legalità e della democrazia. La battaglia e l’esempio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino diedero i loro frutti – scrive il presidente della Repubblica – Le indagini e gli interventi della Magistratura e delle Forze dell’ordine consentirono di contrastare con ancora maggiore efficacia vecchie e nuove forme di penetrazione e aggressione criminale. L’impegno prosegue instancabilmente con rinnovati successi e vede unite le forze politiche e sociali».
La risposta della sorella del magistrato non si è fatta attendere. Maria Falcone ha precisato di aver «sempre avuto fiducia nei magistrati», essendo però consapevole che loro «hanno bisogno di avere riscontri giudiziari nelle loro indagini e che quindi non possono cercare un’astratta verità». «Io spero – ha quindi aggiunto Maria Falcone – che presto ci sia qualcuno che ci dica tutta la verità. Anche Toto Riina, chissà…».
Parlando dal palco allestito al porto di Palermo Grasso ha rivelato che «al momento di partire stavamo per abbandonare l’idea ma abbiamo deciso che le sfide vanno affrontate e abbiamo vinto questa sfida. Così, nonostante il mare mosso, siamo riusciti ad arrivare. E’ la prima volta come presidente del Senato, ma l’emozione è sempre la stessa. Vedere tanti giovani qua è una grande emozione». «Sarebbe stata una giornata molto diversa senza questa accoglienza e l’unione di tutta di tutta l’Italia qui – ha aggiunto -. E’ un bellissimo giorno, la Sicilia è sempre accogliente con tutti quelli che vengono in questa terra».
Quindi, rispondendo ai giornalisti in merito alla presunta trattativa Stato-Mafia, il presidente del Senato ha detto che «le indagini sono in corso. I processi si devono fare, alcuni sono già stati fatti, dobbiamo continuare sempre nella ricerca della verità. Verità e giustizia sono valori fondamentali, cui ci hanno educato Giovanni e Paolo». «Spero – ha continuato – che anche la politica possa dare un contributo, per quello che puo’, attraverso delle commissioni come ci sono sempre state per esempio l’Antimafia per dare un contributo anche ai magistrati e completare il quadro attraverso audizioni che possano essere utili».
Arrivando nell’aula bunker del carcere Ucciardone, il ministro della Giustizia Anna Maria Cancellieri ha invece voluto ribadiche che «l’impegno del governo contro la mafia è un impegno serio, fermo e molto deciso». «Abbiamo già detto che non abbiamo nessuna intenzione di arretrare nel contrasto alla criminalità organizzata – prosegue Cancellieri – la volontà c’è, non c’è nessun ripensamento e la combatteremo fino in fondo. La lotta è anche contrasto alle ricchezze di Cosa nostra. E su questo siamo intenzionatissimi ad andare avanti».
«La giornata di oggi è una giornata importante, non scordatela mai», affinché tutto ciò che rappresenta «cammini con le vostre gambe», ha detto dal canto suo il ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza sottolineando che «l’Italia ha bisogno dei giovani in un momento difficile come quello che sta attraversando il nostro Paese». Il ministro scherzando sul mare grosso che ha creato disagi a molti ragazzi e sulla presenza nel piazzale del porto di molti studenti ha detto di voler stringerli tutti in un grande abbraccio e di aver rinunciato al discorso ufficiale.
Alla cerimonia di saluto ha partecipato anche il fondatore di Libera don Luigi Ciotti che ha sottolineato come «il miglior modo per ricordare Giovanni e Paolo è quello di impegnarsi di più tutti perché la speranza deve portare il nostro nome. Non basta commuoversi, bisogna muoversi di più tutti insieme».