Il centrosinistra, le città e la democrazia senza popolo

Stupisce come nei commenti sul voto, dopo qualche riga preoccupata dedicata all’aumento dell’astensionismo, subito si passi all’analisi del risultato al netto di questa grande fuga dalla democrazia. E quindi puoi sentirti dire che “il Pd è risorto”, che “i nostri elettori ci hanno capito”, qualcuno si è spinto fino a leggerlo come un voto di sostegno al governo delle larghe intese.
E’ importante che il centrosinistra sia in vantaggio, che dal ballottaggio del 9 e 10 possano risultare vincenti ed insediarsi tante amministrazioni di centrosinistra, figlie di una coalizione che, nonostante le scelte nazionali, nelle città esiste e può esprimere buona politica. Vincere a Roma, con un candidato come Ignazio Marino, percepito da tanti come un outsider capace di interpretare la voglia di rinnovamento e di discontuità anche dentro il centrosinistra, è una grande opportunità di cambiamento non solo per la Capitale. Un motivo in più per essere in campo in questi giorni di campagna elettorale.

Far vincere il centrosinistra è importante anche per interrogare e interloquire con quella metà di italiane e italiani che hanno scelto di non votare. Sempre che il centrosinistra scelga di farlo e di non rifugiarsi nella ritrovata vittoria facendo finta che tutto vada bene. Sarebbe folle e suicida.
Questo voto ci consegna innanzitutto lo scivolamento dell’Italia verso una democrazia senza popolo, quella di cui parla Salvatore Settis nelle sue quindici idee per l’Italia. Una crisi aggravata, sono sue parole “da un governo di larghe intese che capovolge il responso delle urne”.
Non si tratta di facile propaganda antigovernativa. Il baratro aperto da tempo tra politica e popolo va visto e affrontato come il dato politico di queste elezioni. L’assenza di alternative rende opaca la democrazia.
Guardiamo ai dati. Vince chi perde meno elettori. Nessuna offerta politica incontra davvero la società italiana. Non ne intercetta né la sofferenza né le forme organizzate. Non era andata così solo pochi mesi fa, quando gli arrabbiati si erano rivolti a Grillo, una parte dell’elettorato del centrodestra era tornato a Berlusconi e il centrosinistra non aveva dilapidato del tutto la speranza nel cambiamento.
Nelle amministrative vota quello che potremmo definire lo zoccolo duro della partecipazione, utilizzando un espressione che non portò fortuna alla sinistra. A Roma il Pd perde 191.032 voti rispetto alle politiche, Sel ne perde 11.845. La lista Marino prende 75.494, anche a volerli attribuire tutti al centrosinistra mancano all’appello in pochi mesi più di centomila voti. Ma perdono voti soprattutto il Movimento Cinque Stelle e il centrodestra. Lo ha scritto Federico Tomassi la maggiore astensione si è avuta in quei territori dove il centrosinistra alle regionali era andato peggio ossia i municipi delle Torri (VI, ex VIII) con ‒17,4% e di Ostia-Acilia (X, ex XIII) con ‒19%.
Marino è in testa al primo turno con 512.720 voti, nel referendum 2011 i Sì al secondo quesito sull’acqua furono 1.238.325, più del doppio dei voti della coalizione di centrosinistra. Se non è corretto tradurre il voto referendario in orientamento politico, è importante però leggere lo scarto tra le due cifre perché è la spia della difficoltà del centrosinistra ad intercettare quello che si muove nella società italiana. Una domanda di cambiamento si è espressa a più riprese in questo paese, nell’associazionismo e in tanti movimenti civici, troppo spesso ha incontrato l’autoreferenzialità della politica. E quando invece la società non si esprime perché schiacciata dalle solitudini individuali e dalla crisi, la politica non la cerca. Troppo spesso volge lo sguardo altrove. Non solo ripropone ricette economiche fallimentari che moltiplicano crisi e disoccupazione, ma si illude che il sistema possa rigenerarsi attraverso riforme costituzionali che rischiano di restringere ancor di più il campo della democrazia. Il problema della politica oggi, in Italia e in Europa, è il suo rapporto con il popolo. Altri possono accontentarsi di scorciatoie oligarchiche. Se lo fa il centrosinistra tradisce se stesso e le sue ragioni.

Cecilia D'Elia