Amministrative 2013, astensione record. I risultati di Sel. Pd e Pdl ai ballottaggi. Grillo bacchetta gli elettori


Il primo partito d’Italia è l’astensionismo. Ai ballottaggi ci vanno Pd e Pdl mentre rimane fuori (e si ridimensiona) il Movimento 5 stelle di Beppe Grillo. Sinistra Ecologia Libertà fa registrare un risultato soddisfacente in tutti i comuni dove la lista era presente.  E’ questo il primo responso che arriva dalla tornata elettorale di ieri.
 L’affluenza si è fermata al 62,38% facendo registrare un crollo di quasi 15 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2008, quando a recarsi al voto fu il 78,1% degli aventi diritto. Record in negativo a Roma, dove solo un elettore su due si è recato alle urne segnando un’affluenza del 52,8% contro il 73,66% del 2008. Un calo che può essere attribuito, per il ministro dell’Interno Angelino Alfano anche al mancato abbinamento con le elezioni politiche dello scorso febbraio, che sicuramente avrebbero fatto da traino.

Questa volta neanche il Movimento 5 stelle è riuscito a raccogliere i voti dei delusi dalla politica, tanto è vero che i grillini hanno perso dalla metà ai 2/3 dei voti rispetto alle scorse politiche rimanendo fuori da tutti i ballottaggi.  Sul blog si Beppe Grillo si scatena di tutto e l’ex comico reagisce attaccando gli elettori: “L’Autunno Freddo è  vicino e forse, per allora, l’Italia ‘A’ capirà che votando chi li rassicura, ma in realtà ha distrutto il Paese, si sta condannando a una via senza ritorno”.  Per Beppe Grillo chi ha votato per Pd e Pdl, fanno parte dell’Italia A’ che viene contrapposta  alla ‘Italia B’ che invece ringrazia per aver “rischiato” votando M5S. Ed è  comunque a quella Italia la cui bandiera è, incalza, il “teniamo famiglia” che Grillo rivolge un sarcastico “vi capisco, avete fatto bene”.
  Ma i dati inchiodono il i grillini. Fra tutti basta citare quello  della Valle d’Aosta dove il m5s ha preso il 6,6%, ovvero tre volte meno di quel 18,6% ottenuto a febbraio a registrare un buon risultato, pur in presenza di una forte astensione.
Nelle principali città in cui i cittadini sono stati chiamati alle urne, i ballottaggi sono tutti, o quasi, fra Partito democratico e Popolo della libertà, con l’eccezione di Treviso e Lodi, tradizionali feudi della Lega nord, dove i candidi democratici si confronteranno con quelli del Carroccio.
 Con questi ultimi che comunque, in entrambi i casi, partono da -9%. In quattro città per il Pd la vittoria è arrivata già al primo turno: Massa, Pisa, Sondrio e Vicenza. Nella città veneta Manuela Dal Lago, fedelissima di Umberto Bossi, non riesce a prevalere sul sindaco uscente di centrosinistra Achille Variati.
Un altro dato da considerare, e che certamente lascerà spazio alle letture più diverse, è quello di Roma, dove Ignazio Marino del Pd va oltre le previsioni superando di 12 punti percentuali il sindaco uscente Gianni Alemanno.
Marcello De Vito (m5s) non arriva al 13% mentre Alfio Marchini sfiora il 10% e i suoi voti potrebbero essere determinanti in vista del ballottaggio. Per il segretario democratico Guglielmo Epifani “i dati incoraggiano il lavoro iniziato e sono incoraggianti per tutto il Pd. Ora – afferma – comincia una risalita”. Gli fa eco il leader di sinistra e libertà Nichi Vendola per il quale “il centrosinistra risorge nelle città, nella prima prova dopo lo schianto si dimostra capace di essere un’alternativa credibile”.
Se il Pd può tirare un respiro di sollievo, il Pdl deve fare i conti con il risultato ottenuto nella capitale, da sempre città dove si misura la forza politica, dal sindaco uscente Gianni Alemanno che si è fermato al 30,2% contro il 42,6% di Ignazio Marino del Pd. L’esponente del Pdl ostenta sicurezza: “la partita è ancora aperta, al ballottaggio si riparte da zero, e io lotterò fino alla fine”. Dal Pd arrivano invece segnali di apertura all’elettorato del Movimento 5 stelle: “molti dei loro temi – dice Marino – sono anche nostri, a partire alla democrazia partecipata.
Insieme possiamo lavorare per cambiare questa città”. Ma il candidato grillino Marcello De Vito, che non è riuscito a superare il 13%, mentre a febbraio alle politiche il M5s aveva raggiunto il 27,27%, spiega che al ballottaggio sarà lasciata “la più ampia libertà, io personalmente mi recherò al seggio e non voterò nè l’uno nè l’altro.
Sentiremo quello che dice la base, anche se penso che la risposta sarà quella di lasciare alle persone la massima libertà”. Tra i comuni al voto, uno di quelli tenuto maggiormente sotto osservazione è stata Siena, dominio storico della sinistra, dove il Pd ha subìto i contraccolpi delle inchieste sulla banca Monte dei Paschi e per la prima volta dopo 20 anni è costretto ad andare al ballottaggio. Ma qui Grillo, che ha puntato molto durante la campagna elettorale sulla scandalo bancario, non ha superato l’8%. Interessante è anche il dato di Imperia, città dell’ex ministro pdl Claudio Scajola, dove il centrosinistra ha staccato di quasi 20 punti il centrodestra.
“C’è materia per riflettere, è un momento di passaggio , questa è una verifica dei fatti, non è al centro della campagna elettorale un’emozione legata alla contestazione del sistema politico in quanto tale”. Così Nichi Vendola  ha commentato a caldo il risultato elettorale. “Le elezioni amministrative mettono in campo la qualità del personale politico, l’identikit del sindaco ideale e chiedono alla politica di planare sulla terra della concretezza”. E L’astensionismo? “E’ soprattutto un segnale per il governo – spiega Vendola – perché è figlio della nascita di un governo che non avrebbe mai dovuto nascere: un grande trauma di tutto l’elettorato”. Il governo è più debole con il voto di oggi? “Il governo sarà forte o debole a seconda della sua capacità di mordere la carne viva della crisi se darà risposte reali e disegnare orizzonte di crescita e sviluppo con i fatti, allora potrà farcela altrimenti sarà un inciampo dopo l’altro”.