A Bologna vince la scuola pubblica. E ora non si archivi il risultato con una alzata di spalla

Ieri a Bologna abbiamo ricevuto una lezione da 86.000 cittadini e cittadine. Una lezione di ascolto, capacità di informarsi e formarsi un’opinione ragionata, volontà di partecipazione. Su un tema delicato, su posizioni articolate in campo – altro che semplificazioni! Dire oggi che queste 86.000 persone sono poche nel tentativo frettoloso di archiviare il risultato di questo referendum con un’alzata di spalle sarebbe l’ennesimo attentato alla possibilità di ricostruire un dialogo con i cittadini, di riannodare il filo di un discorso interrotto con gli elettori, in modo particolare con quelli di centro sinistra.
Perché 50.000 di quelle persone che si sono recate alle urne sono una bella metà di chi ha sostenuto il Sindaco e il progetto della Giunta di centro sinistra nel 2011.
E perché anche il dato del non voto parla al centrosinistra, in particolare al Partito Democratico che si è speso in maniera massiccia per il voto all’opzione B.
Alzando la posta della consultazione dal merito a giudizio sull’operato della Giunta.
Ma non era questa la domanda.
La domanda era: credi che Bologna (proprio BOLOGNA!) non possa più permettersi di tenere fuori nemmeno un bambino dalla scuola pubblica, laica e gratuita?
(50.000) persone hanno risposto chiaramente. E altre 35.000 hanno partecipato dichiarandosi non indifferenti al tema.
L’esito del Referendum è comunque chiaro, in fondo anche per quelli che oggi gettano un po’ di fumo negli occhi per offuscarne il significato: Vogliamo si investa nella Scuola Pubblica, non per demonizzare gli istituti privati, ma per ribadire che il diritto costituzionale fissato dall’art. 33 è esigibile, che una famiglia di questo paese, una volta pagate le tasse, se vuole avere scuola pubblica DEVE avere scuola pubblica.
Dunque ripartiamo da 50.000. Ripartiamo da 86.000.
Se lasciamo inevasa questa richiesta di partecipazione compiamo un errore tragico.
Lo stesso errore che ha portato alla formazione del Governo delle larghe intese piuttosto che dare vita ad un governo del cambiamento.
Chi detta la misura della partecipazione? Chi stabilisce che 86.000 persone, 50.000 o 35.000 possano non essere ascoltate?
Dunque da qui chiediamo di ripartire, dal rispetto per chi con pochi mezzi e tanta tenacia ha permesso che questa voce invece di tacere potesse informarsi, discutere e infine esprimersi.
La battaglia per la restituzione di dignità alla scuola pubblica italiana passa anche da gesti simbolici, dall’indicazione di priorità senza le quali la politica si riduce a preservazione di uno status quo che non ci piace e non ci può vedere complici.
Non vogliamo partecipare alla ragioneria che diventa impoverimento dello stato sociale o peggio ancora la sua svendita.
Non si tratta oggi soltanto di annunciare chi ha vinto e chi ha perso, anche se con grande dignità possiamo dire che un’opzione politica ha prevalso su un’altra, ma si tratta di avere il coraggio di allearsi con i propri cittadini.
Di pretendere un’inversione di rotta dallo stato ripartendo da questa città e dalla sua grande tradizione di scuola pubblica, laica, per tutti.
Di richiedere che non sia Bologna e nessun’altra città d’Italia ad aprire brecce insanabili nel già tanto colpito muro della scuola pubblica.
Ecco perché le deleghe non sono più in bianco e io non perderò occasione per ricordarlo  a quella parte della politica che pensa di poter consultare i propri cittadini solo in occasione delle tornate elettorali non a caso sempre più disertate.
Ieri quindi a Bologna abbiamo messo il primo mattone di una costruzione complessa, faticosa, ma che per noi non può esistere senza la forza di quei cittadini che hanno detto a gran voce: vogliamo che vinca la Scuola Pubblica, Laica e Pluralista!

Cathy La Torre
Responsabile diritti Coordinamento nazionale SEL
Consigliera Comunale di Bologna