Italia, 8 marzo 2013. Dalla crisi non si esce senza le donne. Se non le donne chi?

C’é l’8 marzo, ci sono le mimose e le dichiarazioni che in queste occasioni in tanti pronunciano. E ci sono le donne. C’è Luisa che  vive a Roma, ha 30 anni,una bambina di 18 mesi,un lavoro a part-time in una agenzia di viaggi  che con rimbrotti le consente l’utilizzo dei permessi di legge per la cura dei figli. Luisa con il suo lavoro part-time paga la retta del nido privato. In quello pubblico non c’era posto. Continua a lavorare  perchè non vuole  essere solo madre. Alcune sue amiche hanno mollato sotto il peso delle difficoltà economiche e spesso per le pressioni dei mariti o dei genitori o per la fatica di tener testa ai mariti, ai genitori, al datore di lavoro si sono ritirate a casa. Malvolentieri.
C’é Giovanna che un lavoro dipendente non ce l’ha neanche  a part-time ,solo qualche saltuario lavoro precario .E’ laurerata.Vive in famiglia la frustrazione di non poter immaginare il proprio futuro. Ci sono le donne della mia generazione nella tenaglia della cura dei genitori e dei nipoti .Molte di loro hanno vissuto la militanza politica,quella sindacale ,il femminismo.Oggi hanno sulle loro spalle il peso di servizi  pubblici sempre più evanescenti. Ci sono le tante ragazze disoccupate ,soprattuto al Sud. Tante donne esodate,soprattutto al Nord.

Ci sono ragazze come mia figlia più piccola che ha 16 anni, tante speranze, tanti amici veri e tanti  virtuali in fb. Un giudizio molto severo sugli adulti e sul mondo che hanno creato.Di tutte loro  si parla  nei commenti sull’8 marzo, ma non c’è traccia nelle politiche, nelle scelte economiche,  nella destinazione delle risorse pubbliche.
Delle donne e del  lavoro delle donne parlano  tanti.
Straparla tale Camillo Langoni,giornalista del Foglio,di Libero ecc, che dice che bisogna togliere i libri alle donne perchè tornino a far figli. Parlano Alesina e Giavazzi che dicono che la divisione dei ruoli e dunque gli stereotipi hanno ostacolato l’aumento del lavoro delle donne; parlano economisti; parlano le statistiche. Eurobarometro rende noto che è proprio l’talia il Paese europeo dove di più la crisi economica ha portato con sè un aumento della violenza contro le donne. L’Eurispes dice che e donne sono le più preoccupate per la difficile condizione di crisi del Paese: il 66,4% denuncia una situazione economica nettamente peggiorata rispetto agli anni passati. Nel 62,2% dei casi si trovano costrette ad utilizzare i risparmi messi da parte per pagare le spese necessarie al sostentamento della famiglia. La possibilità di risparmiare è impossibile per l’81,8%,ci riesce solo 1 donna su 5. In parallelo, il 40,2%delle donne incontra difficoltà per saldare le rate del mutuo per la casa e il 34,3% ad onorare il pagamento del canone d’affitto. L’Istat poi ci aiuta a leggere la realtà con dati che dimostrano l’uscita dal lavor o delle donne non solo attaverso il ricatto delle dimissioni in bianco (800.000)ma per l’assenza di infrastrutture sociali,asili nido in  particolare. Una rinuncia al lavoro che è alta dopo il primo figlio, altissima dopo il secondo.
La disocccupazione giovanile è al 38,7%.
Intanto nel paese del mammismo la maternità nel circuito produttivo è vissuta come un rischio: la legge contro le dimissioni in bianco è stata abrogata dopo 3 mesi di vita dal governo Berlusconi e ripristinata,e questo è bene,recentemente grazie ad una pressione fortissima delle donne fuori e dentro il Parlamento ma  in modo totalmente scombinato e rovesciando l’onere della prova del ricatto sulle lavoratrici.
Poi capita che nel rinnovo dei contratti collettivi (ad esempio Fiat) le imprese chiedano di equiparare l’assenza obbligatoria e facoltativa per maternità a assenza che non dà diritto al premio di produttività.
Sempre nel nostro paese succede che lavoratrici si fascino in stretti corpetti per nascondere la maternità  fino alla fine della gravidanza come testimonia il bel libro di Chiara Valentini. E nella riforma previdenziale l’età pensionabile per le donne viene aumentata fino a 7 anni di colpo senza alcun riconoscimento in  contributi figurativi per la cura delle persone,come avviene in altri paesi europei. Nell’Italia piegata dalla crisi,questa è la fotografia della vita delle donne, l’8 marzo del 2013.
D’altra parte Banca d’Italia nella ricerca del 2012 dimostra che quando le donne governano e amministrano scende notevolmente la corruzione e aumentano gli investimenti in  istruzione, asili nido ,servizi.Se aumentasse l’occupazione femminile poi  aumenterebbe il Pil fino al 7% perchè aumenterebbe la domanda di beni e servizi.
Il 15 marzo si insedierà il nuovo Parlamento. Il più giovane della Repubblica,quello in cui saranno presenti più donne da sempre (31 %).Si insedierà nel pieno della crisi sociale ed economica più grave dal dopoguerra .Nel pieno della crisi del rapporto tra cittadini , istituzioni, partiti. Dopo lo tsunami elettorale.
Noi  non sappiamo se avrà buon fine il tentativo del centrosinistra di varare un governo di cambiamento . Dipenderà anche  dalla scelta del movimento 5stelle di dare fiducia a quel governo. Sappiamo però che l’Italia ne avrebbe bisogno e che solo Italia Bene comune lo potrebbe fare.
Perchè ci vorrebbe una inversione straordinaria delle politiche economiche  di questi anni per battere l’austerità, uscire dalla crisi ,ridare autorevolezza e sobrietà alla politica,costruire un paese per donne e quindi migliore per tutti.
Dalla crisi non si esce senza le donne.Se non le donne chi?
Buon 8 marzo.

Titti Di Salvo