Una danza planetaria in risposta alla violenza che si consuma quotidianamente contro le donne

di Elettra DEIANA
 
One billion rising: l’invito a scendere il 14 febbraio nelle piazze e per le vie di tutte le città, ballando, occupando i luoghi pubblici, facendo tracimare di corpi – donne e uomini -  i percorsi dell’andare della vita o del  passeggio, dello shopping, del business , viene da Eve Ensler, drammaturga e poeta statunitense, l’autrice dei Monologhi della Vagina e ispiratrice del movimento V-day. E’ un invito a una danza planetaria in risposta alla violenza che in ogni angolo del mondo si consuma quotidianamente contro le donne. I dati sono terribili, li conosciamo bene perché parlano di uno tsunami di annientamento delle donne che non conosce sosta in nessuna parte del mondo, e che, per lo più, è ancora ignorato o celato o tollerato o minimizzato. Un miliardo, dicono i dati a nostra disposizione: così tante sono le donne vittime in tutto il mondo della violenza maschile; una violenza che si consuma in tutte le forme di sopraffazione fisica, sessuale, psicologica, fino ad arrivare al femminicidio, l’ammazzamento di una donna in ragione del suo sesso per mano di un uomo. In Italia in un anno 137 sono state le donne ammazzate e quasi al cento per cento ciò è avvenuto per mano di un uomo appartenente alla quotidianità affettiva e familiare della donna colpitaa. Si stima che una donna su tre nel mondo sia vittima di abusi e, considerando il totale della popolazione mondiale, si calcola che questo corrisponda appunto a un miliardo di donne.
E’ da qui allora, da questa cifra umiliante e mortifera, che continua a restare mediaticamente sullo sfondo, ridotto a dato statistico nel migliore dei casi o, in Paesi come il nostro, a morboso coinvolgimento da scena del crimine, soprattutto nei casi più perturbanti di amore criminale, è da qui che prende forza la mossa di Eve Ensler, il senso della sua iniziativa: che un miliardo di donne e di uomini si mobilitino, scendano per le strade mettendo in atto balli corali, performance teatrali, coreografie di flash mob. Si mettano personalmente in gioco, donne e uomini, ci mettano insomma la faccia, in un’azione che, chiaramente, non è di semplice, ordinaria protesta ma innanzitutto  di svelamento di questo crimine globale contro le donne, di sottrazione del crimine stesso al continuo gioco del nascondimento della violenza o di sua riduzione alla banalizzazione delle relazioni di coppia: l’ha ammazzata per eccesso di amore, riescono a dire da noi non pochi giudici. Ancora nel mondo i costumi ancestrali, dove restano tali, celano occhiutamente, nel segreto della domesticità e nel silenzio degli intrecci di potere maschile, spesso con la complicità femminile, la violenza sulle donne ma ancora nel mondo  le leggi dell’uguaglianza moderna non riescono a ridisegnare quella violenza nella portata sociale, pubblica e simbolica che essa ha.
One billion rising è da intendere allora – io così lo intendo – come un grido di battaglia, come un invito a mettere in campo uno tsunami di segno opposto, di dirompente forza femminile, che lasci il segno, che non faccia tornare tutto come era fino ad oggi, sul piano pratico e simbolico, e costruisca sinergia e solidarietà tra i sessi perché è da qui, da un rinnovato significato e da una rinnovata pratica delle relazioni tra i sessi  che si può trovare una strada efficace per contrastare la violenza contro le donne. One billion rising, dunque,  che costringa i maschi a misurarsi con se stessi – sono loro i primi a essere chiamati in causa – a fare i conti con la propria sessualità, con quella acuta crisi dell’ordine maschile che li ha sbaragliati di fronte alle donne, con l’ineludibile necessità di fare ordine di se stessi e con se stessi.  One billion rising è un grido di battaglia gioioso, spudorato, lungimirante, che vuole operare un grande spostamento dell’ottica con cui si guarda alla violenza contro le donne, costringendo a uno spiazzamento sentimentale, perché non se ne uscirà se le donne resteranno soltanto nella condizione della vittima e gli uomini in quella di assenti o di osservatori al più benevoli o se le richieste continueranno a limitarsi a essere di tutela. Come ci si può tutelare dall’assassino se lui ha le chiavi di casa?
Occorre investire sulla scuola, la formazione, il discorso pubblico e simbolico riguardante le relazioni tra uomini e donne; occorrono a tutti i livelli percorsi di educazione sentimentale. Occorre responsabilità politica delle donne. E degli uomini. Occorre  alimentare il senso di sdegno sociale e rompere con tutte le forme di complicità, tolleranza, superficialità maschile, dagli ambiti familiari a quelli istituzionali, accademici, decisionali.
Occorre per cominciare qualcosa come One billion rising. Grazie  dunque a Eve Ensler. Un bel giorno.