Vendola: patto Pd-Monti? Da Bersani parole chiare: non c’è. Al centro dell’agenda riformatrice la questione sociale

Nichi Vendola smentisce l’esistenza di un patto Bersani-Monti. Stamattina, il leader di Sel ha incontrato Pier Luigi Bersani, nella sede del Pd. Sono state fissate le tappe comuni della campagna elettorale, segno che il chiarimento tra i due è stato pieno. Nessun patto con Monti, insomma. «Credo che le cose che ha detto Bersani siano conclusive», ha risposto Vendola all’agenzia Dire che gli chiedeva se lui ritiene che ci sia un patto tra il Pd e il premier. Stamattina Bersani ha detto che con Monti non c’è un accordo, ma una  discussione civile». «La destra populista e la destra liberista, sia quando si alleano che quando competono, alimentano nelle viscere della società italiana risentimenti, rancori e seminano veleni. Noi abbiamo veramente bisogno di far vincere il centrosinistra. È una necessità democratica per il Paese». In una intervista che apparirà domani su Left, il settimanale in abbinamento con L’Unità Nichi Vendola parla dei temi della campagna elettorale.

«Il tema vero- prosegue il leader di Sel- è quello sollevato dal Presidente Napolitano nel messaggio di fine anno: o il governo che proponiamo e che verrà fa della questione sociale il cuore di un’agenda riformatrice, o noi non vinceremo le elezioni. (…) La strada è quella dell’Italia Bene Comune, una contesa con tutte le culture populiste e l’antipolitica, che mi pare molto più avanti di qualunque programma elettorale ulteriore: contiene l’offerta politica di cui il Paese ha  bisogno per salvarsi. Le proposte sul lavoro, la green economy, i diritti sociali, la modernizzazione da realizzare investendo su istruzione, ricerca, innovazione». E poi, prosegue, «il bisogno di modernità di un Paese asfissiato dal bigottismo del ceto politico. Abbiamo bisogno di più libertà e diritti civili. È il riformismo minimo. E che c’entra, allora, con Fini, con Sechi, con la Binetti, Casini e Monti? Quella è un’onesta coalizione di centrodestra che si sta riorganizzando intorno al sen. Monti, espressione di una scissione dentro il blocco conservatore. Quello stesso blocco che per anni ci ha spiegato quanto era moderno Bossi, simpatico Calderoli, interessante la secessione del Nord, e quanto fosse riformatrice la Gelmini. Oggi ha esaurito il suo compito e Monti guida il tentativo di rifondazione della destra».