Monti classista. Noi con il popolo

Il Pdl “un horror, a volte ritornano”. Mario Monti “chiuso nel segreto delle stanze” del potere. Sel e Pd invece “con il popolo”, a cominciare dalla scelta dei candidati con le primarie. E’ il panorama politico visto da Nichi Vendola, ospite di Uno Mattina su Rai Uno. Quanto alla polemica francese sulla supertassa sui ricchi il governatore della Puglia è secco: “I super-ricchi devono andare al diavolo, Putin ha le sembianze del diavolo e dunque Depardieu è sulla direzione giusta”. “I progressisti – dice Vendola – si candidano per vincere e comunque il dibattito sugli scenari post voto e il rischio che il Pd e gli alleati non abbiamo la maggioranza “è comico”. L’obiettivo è “salvare l’Italia e Monti e Casini in realtà propongono alla sinistra una resa”.A Vendola, evidentemente, non è proprio piaciuto che, proprio dallo studio di Uno Mattina, Monti abbia invitato Bersani a “tagliare le ali” del centrosinistra, tra le quali Sel. Un invito che Vendola descrive come “democristianeria senza la dc, democristianeria da Grande Oriente d’Italia”. “Io taglierei le ali dei cacciabombardieri”, ribatte il leader Sel, che dopo l’accostamento alla Massoneria attacca il Professore che “ha rapidamente imparato la lezione della vecchia politica e si presenta come un vecchio classico politico”, un campione della “razza padrona, per usare un’espressione di Scalfari, che Monti lo conosce bene”.
Più tardi, in un albergo di Roma, Vendola presenta la sua “squadra”, i capilista e le personalità candidate con Sel alle prossime elezioni. “Questa squadra mi fa immaginare una storia di radicalismo di governo – spiega il governatore pugliese -. Tutti i capilista di Sel portano storie di battaglie in prima persona, delle trincee più esposte. Sono testimoni del nostro tempo mai proni nei confronti del potere”.

Si tratta, tra gli altri, di Roberto Natale, ex presidente della Fnsi; Giulio Volpe, rettore dell’Università di Foggia; Francesco Forgione, ex presidente dell’Antimafia; Celeste Costantino, attivista antimafia e femminista; Ida Dominijanni, giornalista e scrittrice; Pap Diew, portavoce della comunità Senegal di Firenze; Giulio Marcon, fondatore di Sbilanciamoci; Giovanni Barozzino, operaio della Fiat; Laura Boldrini, portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati. Assenti, ma in lista, anche il leader della Fiom Giorgio Airaudo e la presidente dei Verdi europei Monica Frassoni.

Con questa formazione, “noi puntiamo a vincere le elezioni per governare il Paese – assicura Vendola -, puntiamo all’autosufficienza del polo progressista, un’obiettivo alla nostra portata. E Sel è la polizza di assicurazione per gli elettori di sinistra, è attore di uno spostamento a sinistra degli equlibri sociali e politici della società italiana. Noi vogliamo uscire a sinistra dalla crisi della seconda Repubblica e del berlusconismo”.
E si riparla di Monti. Per Vendola, il programma del Professore “salito” in politica dopo aver guidato il governo tecnico è come “i Penitenziali” del Medioevo. Paragone per il quale il leader di Sel trae spunto da una suggestione di Ida Dominijanni. “Bisognerà fare un triplo salto mortale – spiega la giornalista e candidata – bisognerà uscire sia dal regime del godimento di Silvio Berlusconi che dal regime penitenziale di Monti”. Vendola propone una piccola correzione: “I penitenziali facevano l’autoflagellazione. Questi non fanno auto-flagellazione. Questi flagellano gli altri”.

“Come Mario Monti non riesca a vedere il dolore che ha creato nelle viscere della società è incredibile – aggiunge il leader di Sel -. Il suo è un ottimismo di maniera, da fiction, da spot. E’ incomprensibile capirlo. Oggi si rischia il ritorno delle élite insofferenti per il ritorno della democrazia, quelle che devono vincere solo loro, devono scrivere loro l’agenda. E’ un’immagine di rango sociale, una classismo feroce”.

Non fosse “salito” in politica, Monti avrebbe avuto ottime chance di succedere a Napolitano al Quirinale. Per Vendola, schierandosi politicamente, il Professore ha “rinunciato a correre”. Sull’elezione del presidente della Repubblica, premette Vendola, “bisognerà discutere e trovare soluzioni concordate con uno schieramento più largo di forze”. Ma il leader di Sel ha una sua idea: in un tempo “così travagliato, inquieto e opaco, anche lo sguardo sul Quirinale può essere segnato da una capacità di innovazione. Immaginare una donna al Quirinale può essere una risposta importante in questo senso”.

fonte: repubblica.it